Gioco
In arrivo pensioni di due euro gli ex statali sul piede di guerra
Centinaia di assegni decurtati per un conguaglio fiscale, lo sportello Inpdap preso d’assalto Gli anziani: «Non ci hanno neanche avvertito». Ma l’ente: «La rateizzazione è impossibile»
EMPOLI. Accredito pensione, 2 euro. Roba da mettere in ginocchio una buona fetta di pensionati. Che aspettano in gloria il giorno della riscossione per fare spesa o pagare le bollette. E che per questo mese dovranno arrangiarsi. Perché non si tratta di un errore: i pochi spiccioli accreditati dall’Inpdap sono il risultato di un conguaglio fiscale, che l’Istituto è tenuto a decurtare in un’unica soluzione. E così centinaia di ex statali anche dell’Empolese Valdelsa stanno prendendo d’assalto gli sportelli Inpdap (l'Istituto nazionale di previdenza e assistenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica, è stato soppresso due anni fa e le funzioni sono state trasferite all’Inps) di Firenze, dove soltanto ieri mattina gli operatori si sono ritrovati di fronte 150 persone inferocite.
Per due ordini di motivi. Da una parte c’era chi chiedeva lumi in tema di Cud online (da quest'anno l'istituto previdenziale non invia più la documentazione relativa alla propria pensione in formato cartaceo direttamente a casa, ma lo fa telematicamente); dall’altra c’era chi sventolava riscossioni misere, con la pensione fortemente ridimensionata o addirittura sostituita da pochi spiccioli senza alcun preavviso o spiegazione. Ex insegnanti, dipendenti di enti pubblici, militari e così via. Tutti arrabbiati. Non solo per la cifra-beffa incassata, ma anche perché “prelevata” dalle pensioni senza alcun preavviso e senza concedere la possibilità di rateizzazioni.
«Purtroppo – spiega Franco Aucello dall’ufficio fiorentino – non è più possibile spalmare il conguaglio su più mensilità. Questo avveniva fino al 2011, poi il Ministero dell’economia e delle finanze ha stabilito queste nuove modalità e noi non possiamo fare altro che adeguarci.
I pensionati ci chiedono la rateizzazione, ma non possiamo farla: il conguaglio è un’operazione centralizzata sulla quale noi degli uffici periferici non abbiamo la possibilità di intervenire in alcun modo».
Frasi ripetute decine di volte allo sportello. Le casistiche che portano al conguaglio sono diverse e solo in alcuni casi i soldi possono essere recuperati con le dichiarazioni dei redditi. «L’azzeramento – spiega Aucello – della pensione di marzo è dovuto al recupero delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia non spettanti (per esempio chi aveva un familiare a carico fino a un certo periodo del 2012) o chi ha oltre al suo vitalizio anche la pensione di reversibilità del coniuge: gli può essere stata applicata l’aliquota più bassa del dovuto e ora la differenza gli viene sottratta dalla pensione».
Ma la questione è un’altra. Nel mirino c’è finita infatti soprattutto la modalità con cui l’Istituto previdenziale, nel mese di marzo, tira unilateralmente le somme e riscuote i crediti: la gente è arrabbiata perché non è stata avvertita.
Se un pensionato sa che è in arrivo la “mazzata”, si prepara (anche se in alcuni casi è comunque difficile mettere da parte dei risparmi ); ma se il fulimine – come in questo caso – arriva a ciel sereno, allora sono guai. E non è tutto. Chi ha ricevuto la pensione-beffa – spiegano dagli uffici Inpdap di via Masaccio a Firenze – di due euro si deve aspettare un altro taglio per il prossimo mese: se il credito vantato dall’ente è infatti superiore alla mensilità, per esempio mille euro su una pensione di 800 euro, la legge prevede che in questo mese di marzo venga effettuato un conguaglio di 798 euro e i restanti duecentodue euro saranno invece prelevati su quella di aprile. Chi, invece, ha subito una decurtazione anche forte, che ha abbassato la pensione ma senza portarla nell’ordine degli spiccioli, può tirare un sospiro di sollievo: significa che ha saldato il debito in un’unica soluzione.
Francesco Turchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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