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Giudice di pace il Comune chiede aiuto al Parlamento

Giudice di pace il Comune chiede aiuto al Parlamento

EMPOLI. «L’Empolese Valdelsa esprime molto in termini politici, facciamolo valere a Roma come a Firenze e vinciamo tutti insieme questa battaglia in nome e per conto dei cittadini». Così si è...

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EMPOLI. «L’Empolese Valdelsa esprime molto in termini politici, facciamolo valere a Roma come a Firenze e vinciamo tutti insieme questa battaglia in nome e per conto dei cittadini». Così si è espresso Sandro Piccini, presidente del consiglio comunale di Empoli per salvare dalla chiusura l’ufficio del giudice di pace.

L’altra sera si è svolto un dibattito promosso dalla associazione “Adesso Empoli” su questi uffici che verranno chiusi «con le conseguenti problematiche legate al trasferimento a Firenze delle sue funzioni», spiega Piccini. Il dibattito, coordinato da Fabrizio Biuzzi, ha coinvolto gli addetti ai lavori come i giudici presenti a Empoli ma anche avvocati e cittadini interessati alle sorti di questo servizio di giustizia vicino ai cittadini. «Una giustizia fatta di piccole liti, di tentativi di accordi o di pendenze economiche ridotte - spiega Piccini - ma comunque rilevanti per i numeri emersi durante la discussione. Insomma una giustizia attenta alle piccole questioni che assumono però importanza per noi cittadini e che, se non risolte in tempi accettabili e con procedure corrette, incidono sulla nostra serenità». «L'Empolese Valdelsa, con la sua scelta di inventare negli anni scorsi il Circondario con le sue caratteristiche innovative da un punto di vista istituzionale ed oggi con la forte spinta verso l'Unione dei comuni - spiega ancora Piccini - hanno rappresentato una linea di forte caratterizzazione territoriale. Questa scelta ha visto nel tempo la nascita nella nostra città di servizi pubblici delocalizzati dalla città di Firenze ( pensiamo all’ufficio Inps o a quello delle Imposte ) non solo come richiesta di una forte autonomia ma anche come risposta ad una esigenza di servizi vicini al cittadino».

«Il nostro territorio rappresenta una larga fetta di popolazione della provincia ed un polo economico in affanno, ma che mantiene ancora fortissime caratteristiche produttive, ed è per questo che si merita e si attende attenzione dalle istituzioni statali nelle sue richieste - va avanti Sandro Piccini - sicuramente il tema della razionalizzazione della spesa pubblica, del costo dei servizi e della riduzione della pressione fiscale, rappresentano per tutti noi un tema importante e non più rinviabile, ma questo non può essere realizzato a discapito del servizio pubblico di eccellenza utile e vicino alle esigenze del cittadino».

Piccini conclude: «La politica e le istituzioni devono essere compatte nella richiesta di non smantellare i servizi statali presenti sul territorio, usando tutte le armi di pressione democratica possibili. Non si può derubricare il tutto dietro esigenze, sicuramente veritiere, di bilancio dobbiamo invece essere in grado di scegliere cosa è prioritario e irrinunciabile. Dobbiamo operare con la dovuta flessibilità. Una volta chiuso il servizio non si riaprirà».

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