Sicurezza
Chiude l’ospedale Santa Verdiana
Il dg Porfido: «Pericolo sismico nei padiglioni più nuovi: stop ai ricoveri». Forse restano gli ambulatori
CASTELFIORENTINO. I due blocchi più nuovi dell’ospedale di Castelfiorentino non hanno superato le verifiche sismiche effettuate dal personale interno – supportato da professionisti esterni – effettuate dall’Asl. Si tratta delle strutture – realizzate negli anni Settanta – che ospitano degenza e fisioterapia. La parte più vecchia invece, che ospita ambulatori e diagnostica, ha superato l’esame. Ora l’Asl 11 ha affidato un ulteriore studio a due esperti. Ma nel frattempo ha messo a punto un piano per svuotare il Santa Verdiana, trasferendo altrove pazienti e personale. Un’operazione che, a meno di clamorosi colpi di scena, entrerà nel vivo nel giro di un mese. «Il primo obiettivo – spiega il direttore generale Eugenio Porfido – è ridurre il carico e le attività della struttura. Poi vedremo quali saranno le disponibilità economiche della Regione: anche perché le nostre risorse sono tutte concentrate sul project financing dell’ospedale di Empoli. Ma la situazione è delicata. In qualunque caso, che si vada verso la realizzazione di un nuovo ospedale o si opti per un intervento strutturale su quello esistente, serviranno decine di milioni di euro e dai tre ai cinque anni di tempo tra progettazione, burocrazia e lavori».
Attualmente nella struttura castellana ci sono quarantotto posti letto, con otto medici e quarantadue tra infermieri e operatori socio-sanitari: «Le attività e la degenza saranno trasferite insieme al personale a Empoli, fatta eccezione per una decina di pazienti lungo degenti, che hanno bisogno di una particolare strumentazione che aiuta la respirazione: stiamo valutando se portare anche loro al San Giuseppe o in un’altra struttura». Tutto questo potrebbe comportare un sovraffollamento dell’ospedale di viale Boccaccio. Ma il dg lo esclude: «Abbiamo già ricavato ventiquattro posti letto in più e migliorando l’efficienza arriveremo a una trentina. In più abbiamo già iniziato alla riduzione dei ricoveri “impropri” e a ridurre quelli a Castello». Il blocco più vecchio, che ospita attualmente gli ambulatori (cardiologia, oncologia, neurologia e così via), la parte didattica e quella diagnostica (radiologia ecc.), oltre al centro trasfusionale, ha superato l’esame, ma questo potrebbe non garantirgli la sopravvivenza: «Chiaramente – sottolinea Porfido – faremo un’analisi complessiva sui tre fabbricati, che sono attaccati e non su ogni singola struttura». In caso di chiusura completa anche tutte queste attività, con il relativo personale, saranno centralizzate a Empoli.
Il “piano B” dunque è già stato messo a punto, anche perché la “bomba” non è scoppiata in pochi giorni: «Stavamo monitorando la situazione da tempo: queste verifiche sono imposte dalla legge. Eravamo pronti a intervenire in caso di neve, per liberare il peso dal tetto, e dopo le recenti scosse di terremoto abbiamo immediatamente effettuato nuove verifiche per capire se c’era un aggravamento della situazione. Insomma, sapevamo delle criticità della struttura». La prossima settimana ci sarà un nuovo incontro con l’assessore regionale Marroni. Nel frattempo l’Asl ha incaricato due docenti universitari di effettuare una sorta di “prova del nove” sull’esito delle verifiche: si tratta degli ingegneri Walter Salvatore (docente del corso di Costruzione in zona sismica all’Università di Pisa) e Ivo Vanzi (che insegna Tecnica della costruzioni all’ateneo di Chieti).
Se il loro giudizio – sulla base di un primo esame – non sarà in contrasto con quello espresso dai tecnici dell’Azienda, decollerà l’operazione chiusura: «Perché il nostro compito – puntualizza Porfido – è garantire prima di tutto la sicurezza dei pazienti e del personale». Intanto la prossima settimana ci sarà un nuovo incontro in Regione: «L’assessore ci ha chiesto di effettuare una serie di approfondimenti sulla fattibilità degli interventi».
Francesco Turchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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