Sicurezza
Una spiata fece prendere 9 livornesi
Operai della Saffa, avevano aderito allo sciopero del marzo 1944
FUCECCHIO. Parlò senza guardarmi, e questo m’insospettì. Non era da lui. Parlò piano, come se non volesse farsi sentire da altri. Eppure, c’eravamo soltanto lui e io, nella stanza. Disse: «Io so chi fece la spia». Stavamo parlando dei deportati nei lager austriaci ( 8 marzo 1944), dove erano finite anche nove persone abitanti a Fucecchio. Gente proveniente da Livorno, che aveva trovato lavoro alla Saffa, la fabbrica di fiammiferi. «Avrà avuto una ventina d’anni. Lui, poi, disse a qualcuno, in camera caritatis, che aveva fatto quei nomi per evitare che fossero presi fucecchiesi. Vai a sapere se diceva la verità. Sta di fatto che, di fucecchiesi, non ne furono presi, quella notte. Eppure, avevano partecipato in tanti allo sciopero d’inizio mese». «Il nome». Lo disse. Obiettai: «È morto. Non può difendersi». “Sì, lo so. E’ morto solo, e male, dopo una vita da isolato. D’altra parte che fargli? Ormai… Per di più, dopo la Liberazione, il Pci venne a sapere. La voce si sparse tra gli iscritti. E qualcuno manifestò l’intenzione di fargliela pagare. Ma la direzione disse di no. Guai a toccarlo. Che vivesse, se era stato lui davvero, con il rimorso. Non tutti la digerirono, la decisione. Ma nessuno sgarrò… però, quei poveretti…». Il Comune li ha ricordati, da tempo, con medaglie ai familiari e una lapide sul muro della Saffa. Morti, tra il dicembre 1944 e la primavera 1945, a Mauthausen e il sottocampo di Ebensee : Giulio Boccini, Gino Bracci, Oreste Ceccarini, Bruno Di Gaddo, Pietro Fornaciari, Alfredo e Gino Tocchini, Mario Trotta. Sopravvisse Leonetto (detto Mario) Di Gaddo. (r.c.)
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