Toscana
La maestra ignorata da Renato Fucini che le preferì il potere
Italia Donati era una giovane insegnante di Cintolese Tra gelosie e cattiverie, la sua fine fu tragica
FUCECCHIO. Cercavo un’americana, l’americana vissuta a villa Torrigiani all’inizio dell’altro secolo. La cercavo sul Montalbano, la montagna degli empolesi, che sa esercitare un certo fascino, con quei suoi angoli pieni di mistero. Invece, nello stesso luogo e nella stessa abitazione, ho trovato una giovane maestra di fine Ottocento, che a scuola indossava sempre un grembiule rosso, la cui vicenda mi ha preso e mi ha fatto dimenticare, in fretta, l’altra. Si chiamava Italia Donati. Era di Cintolese (Monsummano), Padule di Fucecchio, famiglia povera, come poveri erano tutti quelli che avevano a che fare con l’area umida, un tempo lago e ora una maremma amara, amara anche per chi vi veniva a lavorare dai paesi della Svizzera Pesciatina.
Esperti hanno accertato che la canzone, arcinota, “Maremma amara”, è nata a Pontito, tra la gente che era costretta a percorrere, quasi sempre a piedi, la via Maremmana (esiste ancora oggi) per andare a lavorare in Padule, dove imperavano la “febbre di padule”, che faceva diventare gonfiati e gialli, la pellagra e la malaria. Terra di sofferenza, avara. «Vi sono luoghi – scrive Giangiacomo Micheletti nel bel romanzo “Il vento delle cavalle” – in cui le usuali stagioni non valgono o non valgono per un significato superiore, una speciale cosa che portano. Come acqua o venti o febbri. La febbre veniva in quel posto proprio come un tempo, piena di ore e di giorni. Era la malaria e veniva dalla terra, come una passione. Era una raccolta di cattive messi. Essa veniva al caldo, quando l’acqua ferma imputridiva la terra. Ed era appunto una febbre di gran calore che struggeva e seccava fino all’osso».
Per questo, si capisce la voglia, nei giovani, di prendere le distanze, d’allontanarsi. Ma che lo facesse una donna, ecco questo non andava giù, neanche ai suoi familiari, pur avendo bisogno dei soldi (sia pure pochi) da lei garanti ogni mese. Anni di studio, con un maestro bravo e comprensivo (Giuseppe Baronti), la portano a ottenere la licenza, che le consente d’insegnare. È disposta ad andare ovunque, pur di dare corpo a quello che non è soltanto un lavoro. Sono i Comuni ad assumere e pagare gli insegnanti di scuola elementare. I sindaci hanno grande potere e prestigio, e c’è chi lo fa pesare. L’Unità d’Italia ha cacciato gli austriaci, ma a democrazia siamo ancora lontani. Si vota per censo. In altre parole, possono farlo soltanto i ricchi, che scelgono altri ricchi, con i quali hanno contatti tutti i giorni e si scambiano favori. Non è un bello stare. Portai il soggetto al corso di scrittura creativa, da m e tenuto a Capanne (Montopoli). Fu accolto bene. Si dette il via agli approfondimenti scrupolosi. Ognuno prese un personaggio reale: dei dieci, soltanto uno è ispirato dalla fantasia. Discutemmo. Alla fine, venne fuori che il modo migliore per raccontare la storia era quello teatrale. Che ognuno, tramite il personaggio, raccontasse la sua versione dei fatti. Intanto, decidemmo di far vivere Italia Donati e il sindaco di Lamporecchio attraverso gli altri. Poi che la storia era molto cruda. Andammo a visitare anche i luoghi, separatamente e insieme. Italia Donati, saputo che il Comune di Lamporecchio, cercava una maestra per la frazione Porciano, si fa avanti. Viene sottoposta al solito colloquio. E’ ritenuta idonea. Prende servizio, ma il sindaco vuole che abiti nella sua villa, non lontana dalla scuola. E’ un arnese. Tutte le donne gli fanno filo. In casa, ha già moglie e amante. Italia sarebbe un bel trofeo: è bella e intelligente. Bisognerebbe aggiungere: ingenua. La stupidità e la boria del sindaco, la debolezza dei consiglieri comunali, l’accondiscendenza della chiesa locale e della scuola fanno sì che intorno a Italia Donati prendano campo le malelingue, alimentate da gelosie e cattiverie. Italia chiede aiuto, ma nessuno glielo dà. Neanche l’ispettore scolastico Renato Fucini: si schiera dalla parte del sindaco, con il quale è solito andare a caccia in Padule. Sarebbe stata una bella storia di riscatto, ma divenne, ben presto, un dramma, con conclusione tragica: il suicidio della maestra dal grembiule rosso.
Riccardo Cardellicchio
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