Sicurezza
Dentro l’Opg che sta chiudendo «Ma niente svolte epocali»
MONTELUPO. «I pazzi sono fuori». Questo il benvenuto con cui, a suo modo, uno dei detenuti dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo accoglie il piccolo drappello degli “esterni”, quelli...
MONTELUPO. «I pazzi sono fuori». Questo il benvenuto con cui, a suo modo, uno dei detenuti dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo accoglie il piccolo drappello degli “esterni”, quelli che varcano solo per poche ore le mura della maestosa cinquecentesca villa medicea, che da anni ospita l'Opg destinato alla chiusura a breve.
Dal 2011 quando è stata chiusa la sezione dell'Ambrogiana, tutti i detenuti - attualmente un centinaio - sono divisi nelle celle della terza sezione, ospitate nelle ex scuderie, dove tante cose indicano un restauro terminato da poco.
Fervono i lavori anche nel reparto Pesa, quello finito nel mirino della commissione d'inchiesta sul servizio sanitario nazionale ed a cui erano stati messi i sigilli. Ieri gli uomini del Nas hanno effettuato un'ultima ispezione. Niente, dentro la struttura, fa pensare alla scadenza del 31 marzo, data prevista dalla legge impone il “superamento” degli Opg. «Negli ultimi anni sono stati spesi 5 milioni per ristrutturazioni, sarebbe una scelta miope buttare questi soldi nel cestin» – afferma la direttrice Antonella Tuoni alla guida della struttura dal 2011 – il 31 marzo non ci sarà un cambiamento epocale». E ipotizza, per il futuro, una riconversione istituto penitenziario per i detenuti comuni. Soluzione che troverebbe, d'accordo, come sottolinea l'ispettore Andrea Rosselli, anche le 80 guardie carcerarie dell'Opg. Le Regioni, tra l'altro, hanno già chiesto una proroga e la normativa che potrebbe slittare di diversi mesi.
I detenuti di quello che un tempo si chiamava il “manicomio”, in attesa di essere trasferiti, sono liberi dalle 8 alle 20 di passeggiare nei corridoi e usare le sale comuni. Restano in cella solo quelli considerati pericolosi. Damiano, un parricidio alle spalle, è a Montelupo da quasi due anni: il suo sogno è di poter essere trasferito vicino a Genova: «così mia mamma e mia sorella possono venire a trovarmi più spesso». Attilio ricorda angosciato il suo trasferimento e vorrebbe il “suo” reparto di psichiatria dell'ospedale di Lucca. Qui ha trovato un aiuto in don Fernando, il cappellano ultraottantenne che, nonostante tutto, continua a dare sostegno ai detenuti.
L'ultimo caso di suicidio risale a due anni fa. Lo scorso anno gli agenti sventarono per due volte il suicidio di un ragazzo di 23 anni. Ad aiutare i detenuti anche una serie di attività sostenute con l'impegno di volontari: dal lavoro con la creta alla realizzazione di pupazzi colorati. «Ma quando esco mi candido al parlamento», afferma un quarantenne napoletano, sguardo duro, che - a suo dire - di Opg in dieci anni ne ha già visti troppi: Aversa e Barcellona Pozzo di Gotto, prima di sbarcare in Toscana.
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