Il Tirreno

Empoli

A rischio 400 stipendi per il ritardo della Tares

di Francesco Turchi
A rischio 400 stipendi per il ritardo della Tares

L’azienda riscuoterà solo da settembre e chiede aiuto alle banche per evitare il blocco dei pagamenti per i dipendenti e per le fatture presentate dai fornitori

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EMPOLI. «Stiamo lavorando con gli istituti bancari per evitare il blocco degli stipendi dei dipendenti. Non dipende da noi. La nostra azienda è sana. Ma il pasticcio della Tares prosciugherà le nostre casse». Le parole del presidente Paolo Regini fanno tremare i quattrocento dipendenti di Publiambiente, che rischiano di pagare sulla loro pelle le conseguenze del rinvio della Tares. Regini aveva già denunciato nelle scorse settimane – attraverso il nostro giornale – le difficoltà dell’azienda che gestisce anche nell’Empolese Valdelsa il ciclo integrato dei rifiuti solidi urbani, dalla raccolta allo smaltimento, all’avvio al recupero e riciclo delle varie materie. «Stiamo cercando di avere un prestito dalle banche locali per scongiurare l’interruzione del servizio di raccolta nei comuni del circondario». Ora rincara la dose, anche alla luce del risultato delle elezioni politiche e della conseguente ingovernabilità del Paese. L’auspicio della vigilia era di avere un governo stabile in tempi brevi, in grado – tra le altre cose – di rivedere e correggere la patata bollente della Tares.

Dal primo gennaio 2013 la Tariffa di igiene ambientale (Tia) è stata sostituita dalla Tares, una tassa che, peraltro, aggraverà e non poco i costi a carico degli utenti «anche se – sottolinea Regini – pensiamo di avere trovato un meccanismo di salvaguardia in grado di garantire un premio, in termini di abbattimento di costi, ai virtuosi della raccolta porta a porta».

Il Parlamento – alla vigilia della elezioni – ha fatto slittare il pagamento della prima bolletta a luglio. In questo modo le aziende, come Publiambiente, che gestiscono il servizio di raccolta rifiuti inizieranno a vedere i soldi non prima di 7-8 mesi, con un'emergenza di liquidità tragica. In pratica, per dirla in soldoni, mancano all’appello 36 dei 73 milioni di euro del bilancio di Publiambiente: «In queste condizioni diventa difficile continuare a pagare i fornitori e garantire gli stipendi ai dipendenti». Il presidente Paolo Regini di conseguenza sta bussando alle porte degli istituti bancari locali.

Ma perché se i cittadini pagano a luglio (le prime bollette saranno emesse il 30 giugno), Publiambiente vedrà i soldi soltanto in autunno? Anche qui la questione è piuttosto contorta. Gli utenti pagheranno la Tares (attraverso F24 o bollettino postale) allo Stato. Che poi girerà i soldi ai Comuni, i quali soltanto a quel punto potranno iniziare a pagare le fatture emesse da Publiambiente. E sarà settembre, o addirittura ottobre. Difficile pensare che per 9-10 mesi l’azienda riesca – senza incassi – a garantire carburante e manutenzione ai mezzi, e stipendi a quattrocento dipendenti.

Ecco perché a Regini – che è anche presidente della Banca di credito cooperativo di Cambiano – non è rimasto altro che rivolgersi agli istituti di credito. Ma l’operazione non è così semplice. Perché le banche dovrebbero prestare soldi agli enti locali, prima che questi ultimi approvino i loro bilanci.

Prima ancora di esordire dunque, la Tares è uno spauracchio per tutti: Publiambiente (e di conseguenza per le famiglie dei suoi 400 dipendenti), Comuni, ma anche famiglie e imprese dell’Empolese Valdelsa. La nuova tassa porterà infatti con sé anche un aumento delle spese in bolletta. Infatti, oltre ai costi già calcolati dalla Tia, sarà introdotto un aumento di trenta centesimi a metro quadrato (elevabili a quaranta centesimi) che andrà nelle casse dei Comuni in sostituzione di una parte di trasferimenti statali è stata cancellata. Inoltre la nuova tassa, in quanto tale, non potrà più essere riscossa dalle aziende che gestiscono il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti, ma direttamente dallo Stato. In questo modo non sarà più deducibile l'Iva da parte delle aziende e il costo complessivo sarà maggiorato di un altro 10%.

@franturchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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