Sicurezza
Prigionieri dell’ecomostro tra degrado e senzatetto
Petizione per chiedere la demolizione dello scheletro di cemento a Ponte a Elsa I residenti: «Nessuna risposta dal Comune, pronti a rivolgerci a Procura e Asl»
EMPOLI. Centinaia di metri quadrati di cemento abbandonati alle intemperie, alla sporcizia e a una quantità incredibile di rovi e sterpaglie che ultimamente il Comune non riesce più a togliere a causa dei pesanti tagli imposti agli enti locali dalla "spending review". Una zona residenziale e commerciale ultramoderna divisa in quattro edifici, soltanto sul progetto, che ha visto l'interruzione dei lavori quasi tredici anni fa, certificati poi dal fallimento della ditta costruttrice e proprietaria dell'immobile, l'azienda campana Mg Costruzioni. Nel 2010 è stata rimossa grazie all’intervento del Comune la gru pericolante all'interno del cantiere che per anni ha turbato il sonno dei residenti. Ma la battaglia sull'ecomostro non è finita. I cittadini hanno raccolto le firme delle oltre cento famiglie residenti tra via Caponi, via Cioni e via Gobetti nella zona nuova di Ponte a Elsa ed è iniziata un'altra battaglia. «Quella più importante – spiegano i residenti – sperando di poter arrivare alla demolizione di questo edificio». Le firme sono state consegnate al Comune, ma i residenti stanno valutando anche l'ipotesi di rivolgersi con un esposto alla Procura e chiedere l'intervento dell'Asl per valutare le condizioni ambientali. «Non abbiamo avuto risposte dalle istituzioni locali dopo la consegna delle firme – racconta Piero Piccini, uno dei promotori della raccolta – sappiamo benissimo che si tratta di un cantiere sottoposto a sequestro giudiziario, ma anche è vero che stiamo parlando di un immobile in precarie condizioni. Da più di un decennio la struttura è rimasta uno scheletro di cemento e ci auguriamo che non ci siano dei crolli, anche se la situazione di pericolo è sotto gli occhi dei residenti e dei passanti. E col tempo, come sta avvenendo, è destinata a peggiorare. Ma non ci fermeremo qui. Stiamo valutando di rivolgerci alla Procura e all'Asl». Anche lo sporco è re incontrastato della struttura. «All'esterno del cantiere sono presenti tre varchi ben visibili - prosegue Piccini - e soprattutto nel periodo estivo la struttura è “abitata” da persone che, ignorando i pericoli, ci passano la notte, lasciando bottiglie di vetro e materiale di scarto all'interno. Dal cantiere vengono ancora oggi portati via cemento e laterizi». Questione di sicurezza che si somma anche alla rabbia di chi ha comprato casa quando il cantiere era in costruzione e non si immaginava come sarebbe andata a finire. «Sono tornato in via Cioni nel 1999 - racconta l'altro promotore di firme Maximiliano Castagni - e in quel periodo i lavori al cantiere stavano procedendo regolarmente. Se avessi saputo come sarebbe andata a finire la vicenda avrei investito i miei soldi da un'altra parte. È paradossale aprire la porta di casa tutte le mattine e vedere uno scheletro di cemento, preda dei rovi e della sporcizia. Senza considerare anche i problemi legati alla sicurezza». Vasco Nencioni, storico maestro della boxe empolese, abita a poche decine di metri dall'economostro: «È deprimente vedere questo ammasso di cemento abbandonato a se stesso e purtroppo è diventato anche il rifugio per tanti senza tetto che vengono a dormire di notte all'interno».
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