Il Tirreno

Empoli

Chiusa la pieve millenaria che rischia di crollare

di Paolo Santini
Chiusa la pieve millenaria che rischia di crollare

Il parroco all’ultima messa: «Il nostro progetto bloccato dalla Soprintendenza» Dai vescovi 350mila euro, ma per salvare la chiesa di S. Ansano serve un milione

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VINCI. «Domenica prossima in questa chiesa non sarà celebrata la santa messa. E nemmeno nelle domeniche successive, visto che siamo costretti a chiudere la struttura per motivi di sicurezza». Le parole pronunciate da don Giancarlo Mascheretti risuonano nel silenzio della pieve di Sant'Ansano in Greti al termine di quella che diverrà l'ultima funzione religiosa svolta nell'antichissimo edificio sacro, domenica 3 marzo, e pesano come macigni al cospetto dei fedeli attoniti e sconcertati di fronte all'inatteso annuncio. «Ci dispiace molto – ha proseguito il parroco con la voce rotta dalla commozione – ma abbiamo tirato avanti fin troppo, sperando che qualcosa di positivo venisse da chi di dovere. E invece niente. Speriamo che chi ha in mano il pallino possa decidere quanto prima, visto che tutto dipende dalle decisioni di un organo solo».

Chi ha in mano il pallino? L'allusione del parroco è molto chiara, la Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il Paesaggio per le province di Firenze, Pistoia e Prato. «I nostri tecnici, - ha proseguito Don Giancarlo - in accordo con gli organi della Diocesi di Pistoia, hanno presentato un progetto di demolizione della parte absidale della Chiesa, che permetterebbe di isolare il corpo più antico della struttura staccandolo dalla parte pericolante, ma gli organi competenti della Soprintendenza non permettono di attuare tale progetto e dall'altra parte non intervengono per salvare l'intero bene dalla rovina. Se la Soprintendenza non interviene e non decide, che almeno ci autorizzi a demolire la scarsella». Non è dunque solo una questione di soldi, e in effetti il dilemma di fronte al quale è posto chi deve decidere non è di quelli semplici da sciogliere; per salvare una pregevole struttura romanica come quella della pieve di Sant'Ansano, è lecito perdere con la demolizione controllata l'unica parte aggiunta, alla fine del Quattrocento, tutto sommato di scarso pregio architettonico e ormai irrimediabilmente compromessa dalla frana? Il parroco, i tecnici che curano il progetto per conto della parrocchia e molti altri esperti in materia senza alcuna esitazione ritengono di si, visto che il rischio di crolli della copertura e dell'intera struttura, incatenata alla parte absidale lesionata, è sempre più alto. In questi giorni anche la Curia della Diocesi di Pistoia, proprietaria della chiesa, ha fatto la sua parte, mettendo a disposizione una somma considerevole da destinare all'intervento di restauro, circa 350mila euro provenienti dai fondi della Conferenza Episcopale Italiana. Ma non bastano. A questo punto per arrivare alla somma necessaria a consolidare le fondazioni - circa un milione di euro - salvando tutta la pieve sarebbe indispensabile l'intervento del Ministero per i Beni Culturali, dal quale negli ultimi anni non è giunto nessun segnale. E così, dopo mille anni di celebrazioni religiose, in una domenica illuminata da un sole sfolgorante di fine inverno di un'era supertecnologica, sullo straordinario gioiello romanico di Sant'Ansano cala il sipario. I fedeli assaliti dallo sgomento si stringono attorno al parroco, che puntualizza. «I rischi di crollo delle strutture verticali sono evidenti, e denunciati dagli stessi tecnici della soprintendenza da anni, la decisione era inevitabile». E ora? Ora il tempo delle parole è terminato, adesso ci vogliono fatti concreti, da parte del Ministero e dei suoi organi periferici, per evitare che questa vicenda diventi una vergogna nazionale, ma soprattutto per salvare la pieve dalla rovina.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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