La manifestazione
Addio all’ultima speranza fallimento per la Shelbox
La proprietà si arrende: mercoledì depositerà i libri contabili in tribunale Il sindaco: «Va nominato il curatore per garantire la “cassa” ai 157 dipendenti»
CASTELFIORENTINO. Tutto, tremendamente, come previsto. Il tavolo di crisi riunito in Provincia si è concluso con la fumata nera che avevamo annunciato mercoledì scorso. L’unico possibile acquirente si è tirato indietro. E quindi la Shelbox, azienda che produce case mobili a Castelfiorentino, si avvia verso il fallimento. Nonostante la mobilitazione, culminata con la fiaccolata di martedì per le vie del paese (con 1.200 persone). Quando infatti nel dicembre scorso la proprietà aveva depositato la richiesta di concordato, il tribunale aveva dato tre mesi di tempo per presentare un piano di salvataggio. Il termine scade mercoledì. E quel giorno l’azienda depositerà in tribunale scritture contabili. Contemporaneamente scadranno anche i contratti di solidarietà. E quindi per i 157 dipendenti – che non riscuotono da tre mesi – non resta che sperare che venga nominato in tempi rapidi il curatore fallimentare, in modo da garantire l’accesso alla cassa integrazione straordinaria.
Tra gli operai in presidio allo stabilimento l’amarezza si mescola con la voglia di non mollare: «Ci dispiace: questa è una sconfitta per tutti. Ma almeno si è fatta chiarezza. Ora – sottolinea Massimo Simoncini della Rsu – se c’è qualcuno che vuole e può prendersi questa azienda, si faccia avanti. Non c’è più tempo da perdere». Perché loro erano abituati a costruire pezzo dopo pezzo qualcosa come tremila case mobili all’anno: «La primavera è il periodo in cui si raccolgono gli ordini. Chi è interessato a rilanciare la Shelbox non deve gettare al vento la stagione 2013-14. L’azienda è indebitata (oltre 10 milioni di euro, ndr), ma ha grosse potenzialità: siamo i leader del settore e le concorrenti in questo momento non riescono a coprire la fetta di mercato che abbiamo lasciato. E poi qui c’è un bagaglio di professionalità che rappresenta una risorsa da non gettare al vento». I lavoratori, intanto, non mollano: «Continueremo il presidio fino a quando non ci sarà un nuovo acquirente. E la prossima settimana coinvolgeremo anche la Regione».
Al tavolo di crisi c’erano anche il sindaco Giovanni Occhipinti e l’assessore provinciale Elisa Simoni, che hanno sottolineato l'urgente necessità di nominare da parte del Tribunale del relativo curatore fallimentare: «Il dato che emerge è drammatico. E la fumata nera – ha aggiunto Occhipinti – fa salire la preoccupazione in tutti noi. Ora l’obiettivo da perseguire è la cassa integrazione straordinaria per tutti e nel frattempo continueremo a lavorare per cercare di dare un futuro alla Shelbox», ai suoi 157 dipendenti castellani (altri 200 tra la Francia e la Croazia), e ai trecento dell'indotto (tra impianti, arredi e trasporti).
Francesco Turchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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