Finanza
Una poltrona per tre: Cappelli, Mori e Parrini
Dopo il ritiro di Cantini ecco un altro colpo di scena in vista delle primarie del Pd Cambiano le regole: il quarto candidato (che non si trovava) non è più necessario
EMPOLI. Saranno in tre a giocarsi un posto in Parlamento. Niente quarto uomo: non è necessario. L’ultimo colpo di scena (dopo il clamoroso dietrofront in extremis della vicepresidente della Provincia Laura Cantini, che ha rinunciato a correre per sostenere Parrini) è arrivato quando i termini per le candidature erano già scaduti. E dopo che il segretario della Federazione dell’Empolese Valdelsa, Brenda Barnini, aveva sondato il terreno, senza risultato, alla ricerca di un candidato di bandiera, da far scendere in campo soltanto per garantire la parità di genere. Perché – almeno secondo la prima interpretazione delle regole – nel circondario i “concorrenti” avrebbero dovuto essere almeno quattro. Poi il dietrofront da Firenze: i posti in lista sono tre e quindi ne bastano tre. Partita chiusa. Anzi, appena iniziata. Perché ora è scattata ufficialmente la campagna elettorale per le primarie di domenica prossima. In campo Caterina Cappelli, 25 anni, studentessa, bersaniana. Rossana Mori, 52 anni, sindaco di Montelupo. E Dario Parrini, 39 anni, primo cittadino di Vinci (sono gli unici due sindaci toscani “derogati” dal comitato nazionale). Il popolo del Pd sarà chiamato a scegliere il rappresentante dell’Empolese Valdelsa in parlamento e potrà scegliere tra questi tre. Chi vince va a Roma. E, se è un sindaco, viene sostituito fino al termine della legislatura sul suo vice. Il secondo al 99% resta a casa. Il terzo non ha speranza.
Sulla carta si va verso un testa a testa Parrini-Mori, che possono contare sulla popolarità garantiti dal ruolo. Ma Cappelli – capace di raccogliere le 207 firme necessarie in meno di 24 ore – non ci sta a fare la comparsa: «Non basta chiedere alla politica di cambiare. Quando serve è necessario metterci la faccia. Forse la mia è una scelta un po’ incosciente, ma ho ben poco da perdere: al massimo – sottolinea con un sorriso – la sessione d’esame di gennaio. Sto studiando per diventare traduttore, lavoro sottopagato e precario, specchio dell’Italia: credo di poter dare un contributo per cambiare le cose». Concretezza è invece la parola d’ordine la bersaniana Mori: «Oggi Montelupo è tra le città europee più all’avanguardia: abbiamo puntato su ambiente, scuola e innovazione. Ma troppo spesso mi sono resa conto che a Roma le cose procedono lentamente e c’è gente che non ha la percezione delle esigenze dei cittadini: ora serve la politica del fare». E Parrini rilancia: «Dobbiamo dare rappresentatività nazionale al territorio che ha pensato primo di tutti alle primarie per i parlamentari». Ma non parlate loro di bersaniani e renziani: «Siamo il Pd e basta – taglia corto Mori – se tiriamo fuori le etichette tradiamo le promesse fatte in occasione delle primarie nazionali».
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