Il Tirreno

Empoli

L’origine medievale della Cappella di Valle voluta dagli Uguccioni

di Paolo Santini

Costruita dalla nobile e potente famiglia fiorentina contiene un dipinto forse di Mini, allievo di Michelangelo

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VINCI. La campagna toscana è generosa. Troppo, forse. Non esita a offrire, anche agli estranei, spesso inaspettatamente, numerosi angoli di paradiso, ed è così che il viaggiatore trovandoseli davanti rimane senza fiato per le scene di paesaggio animato che si offrono a lui, senza preavviso. Non è raro che questi angoli si facciano notare, e questo capita un po' ovunque per la nostra amata regione, magari percorrendo senza meta le nostre strade; gli scorci più belli però bisogna andare a cercarseli, senza remissione. Talvolta il "bottino"- attimi da godersi in estatica ammirazione, per intendersi - ripaga la lunga ricerca.

Il luogo che descriviamo oggi è uno di quelli da cercare fino all'ostinazione, lo merita, ed è situato su un'altura prospiciente le ultime colline digradanti verso l'Arno, nelle più remote propaggini del territorio vinciano. Stiamo parlando dell'oratorio dedicato ai Santi Ippolito e Cassiano in località Valle, poco distante da Petroio. Vi si arriva da una rara strada bianca che si inerpica lenta sulla collina, dopo aver costeggiato le Cantine Leonardo Da Vinci, realtà vitivinicola famosa in tutto il mondo e proprietaria dal 1988 del casale di Valle, il borgo che ingloba anche la nostra chiesetta. La località Valle è stata per secoli un autentico crocevia di popoli fra le strade provenienti da Cerreto Guidi, da Vinci, dalla zona pianeggiante sull'Arno, ed è naturale che fosse un luogo ambito per la residenza e, visto lo straordinario microclima per la viticoltura, per la produzione di vini di gran pregio. Fu qui, dunque, in questo luogo baciato dalla sorte, che una nobile e potentissima famiglia fiorentina, gli Uguccioni, decise di costruirvi una bella casa da signore, casino di caccia ai margini di una delle più ricche bandite del Granducato. Il piccolo oratorio annesso alla splendida magione signorile, dedicato ai Santi Ippolito e Cassiano, restaurato pochi anni fa, fu costruito nel 1667: in quell'anno Giovanni di Buonaccorso Uguccioni fece demolire, dopo aver ottenuto l'autorizzazione della prepositura empolese, l'antica chiesa parrocchiale, suffraganea della pieve di Sant'Andrea di Empoli, in diocesi di Firenze, ricostruendola in una nuova posizione, più comoda e vicina alla villa. L'edificio sacro medievale, menzionato per la prima volta in una bolla di papa Celestino III del 1152, era agli inizi del Seicento in pessime condizioni, tanto che la parrocchia era stata soppressa fra il 1616 e il 1618, ed il popolo di "Santo Ipolito" aggregato alla chiesa di Santa Maria a Petroio; l'antica chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Ippolito e Cassiano veniva così trasformata in cappella gentilizia. A fornirci un’immagine chiara dell'edificio originario sono le Carte dei Capitani di Parte Guelfa, una preziosa fonte cartografica risalente agli anni Ottanta del Cinquecento che ci mostra l'originaria collocazione della chiesa parrocchiale, lungo la strada che provenendo da Vinci collegava il borgo di Valle con l'altura sulla quale è posta la chiesa di Santa Maria a Petroio. Il canonico Giuseppe Paci nel 1877 ebbe a scrivere che «questa chiesa ha un solo altare, sopra il quale vi è un quadro in tavola rappresentante Sant'Ippolito martire e sul primo gradino dell'altare, che è di legno, vi è dipinto il martirio di San Cassiano. Vi sono appesi alle pareti a metà della chiesa due quadri grandi in tela, dei quali quello posto in cornu Epistolae rappresenta San Cassiano martire. Ogni anno nella seconda domenica di agosto si celebra nella suddetta chiesa la festa dei santi titolari. Nelle ore antimeridiane viene esposta alla venerazione dei fedeli la reliquia dei Santi Ippolito e Cassiano e si celebrano un sufficiente numero di messe». All’interno della Cappella dei Santi Ippolito e Cassiano è collocato un pregevole dipinto attribuito ad Antonio Mini, nientemeno che un allievo di Michelangelo. Raffigura la Pietà, un soggetto piuttosto frequente nell'artista, visto che Michelangelo pare avesse incaricato lo stesso Mini di fare pratica di pittura eseguendo opere con soggetto sacro. Molto importanti anche i due piccoli dipinti contenuti in questo quadro e visibili negli angoli alti della Pietà, dove è raffigurato il martirio dei santi titolari dell'oratorio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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