Il dolore
Il Natale di padre Ceci all’ospedale da campo
FUCECCHIO. L’Associazione conciatori di Santa Croce (di cui fanno parte anche le concerie fucecchiesi) e il Consorzio conciatori di Ponte a Egola, hanno tenuto la festa degli auguri natalizi nel...
FUCECCHIO. L’Associazione conciatori di Santa Croce (di cui fanno parte anche le concerie fucecchiesi) e il Consorzio conciatori di Ponte a Egola, hanno tenuto la festa degli auguri natalizi nel convento di Giaccherino, nel Pistoiese. «Ma questo è il luogo di cui parlava sempre il francescano padre Ceci, per il suo ritiro spirituale», ha osservato il sindaco Claudio Toni. E tanto è bastato per far tornare a mente, del frate che ha fatto di Fucecchio la sua seconda patria, quanto accadde nell'imminenza del Natale, l'anno 1942. Tempo di guerra. Sull'isola di Creta, il tenente cappellano padre Ceci era in visita al reparto feriti. «Questo militare, senza più il braccio destro - gli disse il capitano medico, consultando la cartella clinica - ha bisogno di un altro intervento». Padre Ceci s'interessò: «Come ti chiami? Di dove sei? Vuoi che informi la tua famiglia?... No, il tuo bambino non è affetto da malcaduto (crisi epilettiche). Se i tuoi gli metteranno al collo questo scapolare, entro una settimana guarirà definitivamente. Penserò io a mandarglielo. Subito». L'attendente fornì la penna stilografica, la busta e il francobollo. Un mese dopo, il militare, che stava lasciando definitivamente l'ospedale da campo per tornare in Italia, ricevette una lettera dalla moglie: «Gigi è guarito completamente. Il medico non sa rendersi conto di cosa sia successo, ha confermato che il bambino è guarito. Ti aspettiamo a giorni, il tuo cappellano ci aveva scritto anche che saresti stato rimandato a casa nel giro di un mese a mezzo, prima di Natale». (l.g.)
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