Il dolore
Vivevano da nababbi hanno evaso 4 milioni
Fatture emesse da società cessate da anni, contabilità parallela, vendite al nero: ecco come aggiravano il Fisco 2 imprenditori valdelsani incastrati dalla Finanza
CASTELFIORENTINO. Viaggiavano su auto di grossa cilindrata, abitavano case di lusso, vivevano come dei veri ricchi. Eppure al Fisco dichiaravano somme da poveracci. Così due imprenditori valdelsani sono finiti nel mirino della Finanza, che dopo settimane di indagini li ha incastrati. Secondo quanto emerso dall’attività ispettiva svolta dai militari della Tenenza di Castelfiorentino, il titolare di una società edile e il proprietario di un’impresa che produce oggettistica in argentoavrebbero nascosto al fisco 3,8 milioni.
In particolare l’imprenditore edile in quattro anni avrebbe omesso di dichiarare ricavi per oltre 1,9 milioni di euro e di versare Iva per oltre 132mila euro ed Irap per oltre 97.200 euro. L’attività principale della società era di costruzione e ristrutturazione di immobili nella zona dell’Empolese-Valdelsa. La società per abbattere l’ammontare dei ricavi annotava fatture “false” emesse da società cessate da alcuni anni. Nel contempo il titolare effettuava prelevamenti dal conto corrente societario che servivano ad acquistare materie prime o a pagare operai “al nero”. In contabilità queste somme erano giustificate come pagamenti verso fornitori. Inoltre, per l’anno d’imposta 2010, la società ha omesso anche di presentare ogni tipo di dichiarazione dei redditi.
Alto, come detto, il tenore di vita dell’imprenditore. Viveva in un complesso immobiliare di pregio di recentissima costruzione ed era solito spostarsi a bordo di autovetture di grossa cilindrata (ultima autovettura Mercedes Coupè).
Per quanto riguarda l’azienda artigianale i controlli fiscali hanno accertato la mancata dichiarazione di ricavi per oltre 1,6 milioni di euro, l’omesso versamento di Iva per oltre 80mila euro ed Irap per oltre 15mila euro. Le attività ispettive hanno permesso di constatare che la società, negli anni dal 2007 in poi, aveva istituito una contabilità parallela dove confluivano da una parte gli acquisiti di materie prime e dall’altra le vendite dei prodotti finiti entrambi rigorosamente “al nero”. Tale documentazione, suddivisa per singolo anno, era occultata all’interno di tubi di cartone per la custodia di disegni posizionati nel magazzino dello showroom, occultata tra la merce e gli imballaggi. In modo molto dettagliato e con alcune “codifiche” erano riportate le quantità acquistate o vendute, i clienti o fornitori e gli incassi o pagamenti. Questi ultimi avvenivano, nella maggior parte dei casi, in contanti; solo raramente con assegno bancario.
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