Gioco
Empoli vista dal livornese Francesco Carega
EMPOLI. Ricordate Francesco Carega, il livornese che aveva partecipato ai moti risorgimentali, poi deputato del Regno d'Italia nel 1860? Quello che di mestiere faceva il tecnico agronomo e che...
EMPOLI. Ricordate Francesco Carega, il livornese che aveva partecipato ai moti risorgimentali, poi deputato del Regno d'Italia nel 1860? Quello che di mestiere faceva il tecnico agronomo e che durante i suoi incarichi di governo abitò per anni a Spicchio, in Bellosguardo? Ecco, oggi proseguiamo il nostro racconto della sua idea, contenuta nel volumetto dato alle stampe nel 1869, dal titolo "Empoli e il suo avvenire", di come sarebbe stato possibile trasformare Empoli in "un quartiere suburbano" della capitale Firenze. «Venticinque anni addietro - esordisce Carega - si calcava la terra empolese scendendo disagiatamente, ansanti e polverosi, dalle vetuste e sconquassate carrozze della ditta buon'anima Occhioni e Biagioni; e se vaghezza ti prendeva di accedere alle ridenti colline che fiancheggiano la destra riva dell'Arno, ti occorreva di traghettar l'onda scorrevole (non c'era ancora un ponte, ndc) sopra incomoda barca che navigava intermittentemente a seconda del pelo dell'acqua o del capriccio dei venti. Pure ad onta di ciò ho ancora presente la grata impressione che, giovinetto, ricevei in un bel giorno di aprile nel contemplare dall'alto della torre di Sant'Agostino la variopinta cornice delle colline valdarnesi, il meandro del fiume che allora lambiva assai più dappresso la parte settentrionale dell'antica Empulum e l'ubertoso piano che, tranne da borea, da ogni lato il circonda, simile ad un immenso smeraldo». All'epoca c'erano ancora il piaggione e il campanile di Santo Stefano. Era proprio un'altra Empoli. (p.s.)
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