Sicurezza
L’oratorio “dei rossi” è uno scrigno prezioso di tesori artistici
Nell’edificio di Cerreto Guidi spicca una pala d’altare I dipinti testimoniano l'intervento di numerosi pittori
CERRETO GUIDI. Passeggiando per le vie del centro di Cerreto, che sembra fatto apposta per essere esplorato dal viaggiatore curioso, vista la circolarità della sua pianta, lungo la via centrale, di poco oltrepassato il crocicchio, che conduce allo scalone della Villa Medicea e, presa la strada a sinistra in direzione est, ci imbattiamo in un edificio religioso dalla sobria struttura, la cui facciata tuttavia si fa notare per l'eleganza e la singolarità in un contesto urbano.
Si tratta dell'oratorio cosiddetto "dei rossi", e ne parliamo visto che qualche tempo fa abbiamo parlato in questa stessa rubrica dell'oratorio dei bianchi. Insomma, per par condicio diremmo oggi, ci conviene dilungarci un po' sulle vicende legate alla costruzione di questo gioiellino architettonico e scrigno di tesori artistici fra i più interessanti del territorio. L'oratorio della Santissima Trinità e del Corpus Domini è costituito da un piccolo edificio con pianta ad aula, con un unico altare di pietra serena e un vano adibito a sacrestia sul retro; la costruzione attuale risale al 1607, anno in cui i confratelli della Compagnia "dei rossi" appunto - così detti per il colore della veste che indossavano durante le tornate - chiesero e ottennero dal Granduca di Toscana il terreno su cui costruire il nuovo oratorio. L'edificio sacro utilizzato da essi fino ad allora infatti, eretto nel 1587 e finanziato dal grande archiatra granducale Giovan Battista Guidi da Cerreto, era crollato a causa del movimento di una frana proveniente dalla ripa sottostante la Villa medicea.
Nel 1615, la Confraternita venne aggregata a quella dei Convalescenti e Pellegrini di Roma e, dal 1823, può onorarsi del titolo di Arciconfraternita in seguito al decreto di Pio VII. Nel 1717, il pittore fiorentino Lorenzo Nelli fu incaricato di eseguire gli affreschi delle lunette, all'interno delle quali cercò di fissare una sorta di comparazione tra vecchio e nuovo Testamento: sulla lunetta di sinistra l'artista rappresentò "Il sacrificio di Isacco e San Michele che caccia gli angeli ribelli", su quella di destra "L'Incoronazione della Vergine". La Compagnia venne soppressa da Pietro Leopoldo nel 1785; nel 1792, venne di nuovo eretta. In quest'occasione Francesco Castiglioni fu incaricato di eseguire le ultime due lunette: "Cristo e la Samaritana al pozzo" ed "Abacuc e il corvo"; da attribuirsi allo stesso autore le decorazioni parietali al di sopra degli stalli lignei, delle volte, e la pittura della controfacciata raffigurante "Le Virtù cardinali". L'opera più importante, custodita all'interno dell'edificio, è senza dubbio una grandiosa pala d'altare, in origine collocata sull'altare dell'oratorio, raffigurante "San Gregorio che comunica una donna incredula"; secondo un'altra interpretazione, legata storicamente anche alla tradizione locale, il quadro rappresenterebbe invece "La comunione di Santa Liberata". Entrambe le interpretazioni sono plausibili, e non ci pare il caso di entrare in dispute accademiche che lasciamo volentieri agli storici dell'arte. Una certezza c'è, però: la grande tavola è opera di Domenico Cresti detto il Passignano, uno dei maggiori rappresentanti della pittura controriformata, personaggio che svolse un ruolo centrale nello sviluppo della pittura fiorentina del Seicento. In alto al centro domina la colomba dello Spirito Santo, simbolo della Trinità, al di sotto vi sono San Leonardo protettore di Cerreto Guidi e San Giovanni patrono di Firenze; la scena centrale presenta un pontefice che comunica una donna, sottolineando l'importanza del Sacramento della Eucarestia con il calice sormontato dal Gesù Bambino, evocando così il nome della Compagnia definita della Santissima Trinità e del Corpus Domini.
Anche l'acceso colore delle vesti del pontefice e dei due diaconi rimanda alle cappe dei confratelli della Compagnia dei Rossi, in contrasto con la Compagnia "dei bianchi" dedicata alla Beata Vergine e facente capo all'oratorio di San Jacopo. Il dipinto, eseguito nel 1587, fu commissionato dal già ricordato Giovan Battista Guidi, il quale fra l'altro vi si fece raffigurare insieme con la consorte. La pala è stata oggetto di un restauro, qualche anno fa, durante il quale venne alla luce proprio il nome dell'autore, appunto il Passignano.
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