Sicurezza
Il padre di Matteo Gorelli: «È il momento del silenzio»
Bocche cucite a Cerreto Guidi anche tra gli amici del ventenne condannato all’ergastolo per l’omicidio del carabiniere Santarelli
«Ora è il momento del silenzio. Nel rispetto di tutti. Anche nostro». All’indomani della condanna all’ergastolo inflitta a suo figlio Matteo, Francois non ha nessuna voglia di parlare. E taglia corto: «Non mi sentirete dire nulla per molto tempo. È giusto così». Anche a Cerreto Guidi, il paese di Matteo in molti, soprattutto tra gli amici di un tempo del ventenne condannato per l’assassinio del carabiniere Antonio Santarelli e per il tentato omicidio del collega Domenico Marino il 25 aprile 2011, preferiscono tenere la bocca cucita. Almeno davanti ai taccuini: «Gli hanno dato l’ergastolo? – dice uno di loro – non lo sapevo, non l’ho più seguita la storia. È passato tanto tempo». E un altro: «Mi aspettavo una condanna meno severa, magari a vent’anni di carcere». Ma niente di più. Nessuno che va oltre, che vuole metterci la faccia e il nome accanto a una storia così tragica, che ha già fatto parlare tanto, in senso negativo, del paese. Ma in realtà nei bar e nelle piazze se ne parla. E la gente è spaccata. Tutti pretendevano una punizione esemplare, ma c’è chi reputa eccessivo l’ergastolo.
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