L’esproprio sbagliato costa caro: quasi due milioni e mezzo
È la somma che l’amministrazione provinciale dovrà pagare agli eredi del marchese Pucci che aveva vinto il ricorso per i terreni della cassa di espansione di Madonna della Tosse
CASTELFIORENTINO. Si sta chiudendo dopo dieci anni la vicenda della cassa di espansione di Madonna della Tosse: in base all’accordo che è stato trovato, la Provincia dovrà pagare due milioni e mezzo alla famiglia nobile fiorentina Pucci. Con una transazione si è concluso così un paradosso in cui l’opera pubblica (terminata da poco e utilissima come si è visto anche con l’ultima ondata di maltempo) si è trovata: avere una cassa di espansione su un terreno privato, quello appunto di Cristina Pucci di Barsento e Laudomia Pucci di Barsento, rispettivamente moglie e figlia dello stilista e deputato Emilio. L’atto verrà firmato nei prossimi giorni e i pagamenti alle due eredi saranno effettuati dalla Provincia entro la metà di dicembre.
Tutto questo nasce da una causa vinta da Laudomia e Cristina Pucci per l’indennità di esproprio giudicata troppo esigua per i terreni della cassa di espansione Madonna della Tosse che si trova vicino a Granaiolo. Dopo la sentenza della Corte di Cassazione, che ha confermato l'esito del primo e secondo grado, la Provincia ha cercato di trovare un accordo con la famiglia Pucci. E tra pochi giorni verrà sottoscritto appunto l’atto di transazione insieme anche a Regione, Comuni di Empoli e Castelfiorentino,l’ Agenzia del demanio e il ministero dell’Economia e delle finanze. A creare il problema all'inizio è stato il fatto che, come spiega lo stesso assessore al bilancio della Provincia Tiziano Lepri, «non ci sono leggi che indicano le tariffe degli espropri. Non è una confisca: rimane l’obbligo a vendere ma resta il diritto alla remunerazione da parte del proprietario».
Per ripercorrere la storia, dieci anni fa la Provincia offrì ai proprietari un' indennità come se i terreni per costruire l'opera fossero agricoli. Valutazioni minime che accontentarono solo una parte dei proprietari interessati dall’esproprio. La famiglia Pucci, che aveva circa tre ettari interessati dalla realizzazione della cassa di espansione (terminata nel 2005) invece non accettò queste quotazioni. La Provincia di Firenze andò avanti con l'esproprio e i Pucci scelsero di opporsi alle indennità riconosciute.
Primo grado, appello e Cassazione, la sentenza è stata sempre la stessa: il giudice ha riconosciuto l'illegittimità dell'esproprio per cui da qui la necessità di trovare un accordo 8 e anche al più presto) per acquistare il terreno.
Il giudice, però, non ha riconosciuto una cifra da corrispondere alla proprietà e di consguenza la vicenda si è fatta ancora più complicata. Per giungere ad un accordo è stata portata avanti un atto di transazione.
Un atto che comunque ha soddisfatto anche la Provincia. L’ente, in quanto esecutore, doveva pagare e aveva accantonato nel bilancio triennale una cifra superiore e pari a tre milioni. La transazione si è conclusa a una cifra inferiore , poco meno di due milioni e mezzo appunto.
«Siamo abbastanza soddisfatti - spiega l’assessore al bilancio della Provincia di Firenze Tiziano Lepri - si chiude una vicenda complicata anche a una somma inferiore risopetto a quella che aveva preventivato. In questo modo si è messo a posto la vicenda e si garantisce la funzionalità dell’opera».
Lucia Aterini
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