La manifestazione
Il piccolo campione ucciso da un tumore
Ragazzino modello a scuola e col pallone, aveva conquistato un posto nella squadra degli Esordienti dell’Empoli
EMPOLI. Un sorriso dolce, gli occhi azzurri e i capelli biondi a incorniciare un visetto sbarazzino. Un angelo che troppo presto ha conosciuto il dolore della malattia. Dopo due mesi di coma e un lungo calvario per cercare di sconfiggere un tumore, il cuore di Andrea Ragoni, 14 anni, di Lajatico, si è fermato per sempre. Lui, che era un grande appassionato di calcio, tifoso della Juventus, ex giocatore del settore giovanile dell’Empoli e talento in erba, non è riuscito a vincere la partita per la vita. Due anni di ricoveri in ospedale, interventi, dolorose terapie che Andrea ha affrontato senza mai un lamento. «Hai lottato con tutto te stesso, adesso riposati. Che il cielo ti lasci un posto speciale dove poter vivere ciò che qua non hai potuto. Sei dentro il cuore di ognuno di noi», gli scrive Roberta, un’amica che ha lasciato un pensiero sulla bacheca Facebook di Andrea.
Le condizioni del ragazzino, ricoverato a Pisa da più di due mesi, erano disperate. Solo un miracolo avrebbe potuto strapparlo ad un tragico destino. «Mio nipote era speciale – si commuove il nonno Defendio – era bravo a scuola, aveva tutti nove e dieci, e nel calcio. Non l’ho mai sentito una volta ribellarsi ai genitori. Stringe il cuore pensare a quello che ha passato e al fatto che ora lui non c’è più. Noi siamo disperati, è molto difficile trovare le parole».
Un dolore immenso quello dei genitori, Floriano, artigiano, e della moglie Novella. Un dramma per il fratello di dieci anni. Non si danno pace. Hanno accompagnato il loro bambino in tutti questi mesi. Per riportarlo subito a casa, nel comune di Lajatico, e stargli vicino fino al funerale di oggi alle 14,30 e alla sepoltura. «Abbiamo sperato fino alla fine che potesse farcela – racconta il nonno – era stato operato, aveva superato la chemioterapia. Alcuni mesi fa abbiamo pensato che ce l’avesse fatta, che le cure avessero dato un risultato. Credevamo che fosse guarito. Invece, una mattina ci siamo resi conto che non era così. Ancora in ospedale fino a oggi che lo abbiamo perso».
Sembra quasi impossibile a chi Andrea lo conosceva. E oggi le lacrime non cancellano i momenti felici trascorsi insieme a lui. Come tante foto di un album della vita ritornano alle mente i giorni della scuola, la prima comunione insieme ai genitori e ai nonni, la gita a Firenze e quei pomeriggi sui campi di calcio. Quanti... «Ehi! Vieni al campino a giocare?», gli amici vorrebbero poter tornare indietro nel tempo e fermarlo. E fare in modo di non voltare pagina per poi non trovarsi oggi a dover dire addio ad Andrea. L’ultimo abbraccio nella chiesa del paese, circondato dall’affetto di un’intera comunità.
Ci sarà anche l’Empoli, ovviamente, con il responsabile del settore giovanile, i dirigenti, i tecnici del vivaio e molti dei suoi ex compagni di squadra. «Non abbiamo voluto obbligare i ragazzi ad esserci – spiega Cappellini – perché non sarebbe stato giusto nei confronti di ragazzi così giovani. Però so che verranno.Insieme a noi e alle rispettive famiglie. Vogliamo esserci per l’ultimo abbraccio ad un ragazzo tanto bravo quanto sfortunato. Sapevamo della sua malattia, aveva dovuto lasciarsi proprio per questo, ma questa notizia è una tragedia enorme. Non oso neanche immaginare quello che sta passando la sua famiglia in questi momenti, ma il dolore è grande anche in tutti noi».
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