Il Tirreno

Empoli

Ha vissuto 25 anni con il cuore di una donna

Si è spento Mario Iozzi, primo montaionese a subire un trapianto. Il ricordo dell’ex sindaco Salvestrini

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MONTAIONE. Si è spento all’età di settantasette anni Mario Iozzi. Il suo cuore, che gli venne trapiantato quasi venticinque anni fa, ha cessato di battere.

Fu operato il 2 aprile del 1988 e con il cuore di una donna, come ricordava sempre lui, ha vissuto quasi normalmente per tanto tempo. Stando attento ad evitare strapazzi, ha condotto un’esistenza piena e normale dimostrando che con un cuore trapiantato si può vivere per tantissimi anni, fino a tarda età.

«Il suo, in qualche modo, è un esempio - sottolinea l’ex primo cittadino di Montaione Rino Salvestrini che lo conosceva molto bene - un esempio che deve dare coraggio a coloro che devono sottoporsi a un trapianto di cuore: non è vero che si allunga l’agonia e per poco tempo, Mario Iozzi ne è l’esempio e ve lo posso assicurare perché era un mio amico».

Iozzi era nato a Gambassi Terme il 6 luglio del 1935 da famiglia di mezzadri, che poi si trasferì presso la villa di Sant’Antonio nel 1955. Nel 1958 lasciò il lavoro di contadino e andò a fare l’agente di custodia alle prigioni di Gorizia e poi di Volterra. Congedato nel 1965 tornò di casa a Montaione facendo la guardia notturna e poi il falegname nel parchettificio di Montaione fino al maggio 1986 quando gli fu diagnosticata una miocardiopatia dilatativa.

Cercò di curarsi, ma non c’era niente da fare e peggiorava sempre. Così durò per tre anni fino a quando gli dissero di mettersi in lista per un trapianto di cuore. Stette in attesa per cinque mesi e dieci giorni e il 2 aprile 1988, era il venerdì santo, fu chiamato all’ospedale San Mattia di Pavia, arrivò a mezzanotte e il giorno dopo a mezzogiorno il professor Goggi fece l’operazione con il cuore disponibile e compatibile di una signora.

«Mario - conclude l’amico Salvestrini - è stato il primo montaionese al quale sia stato fatto il trapianto di cuore e da allora ha condotto una vita normale, anche se con molte cure, evitando soprattutto la polvere e gli sforzi».

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