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Empoli

L’ex allenatore

«Era dolce ed educato Il ricordo? Il suo primo gol»

«Era dolce ed educato Il ricordo? Il suo primo gol»

EMPOLI. Un’esperienza troppo breve, come la sua vita, ma abbastanza intensa da lasciare il segno. In chi lo ha conosciuto sul campo, allenandolo e vedendolo crescere giorno dopo giorno. Andrea Ragoni...

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EMPOLI. Un’esperienza troppo breve, come la sua vita, ma abbastanza intensa da lasciare il segno. In chi lo ha conosciuto sul campo, allenandolo e vedendolo crescere giorno dopo giorno. Andrea Ragoni era arrivato a Monteboro, la casa del settore giovanile dell’Empoli, nel corso della stagione 2009/2010. Lo avevano voluto e preso, gli azzurri, per colmare una lacuna nell’attacco della squadra degli Esordienti del primo anno. E lui, quel ragazzino biondo che giocava nel Forcoli, era sembrato subito l’elemento più adatto.

Ad aspettarlo trovò l’allenatore Manuele Cacicia e un gruppo di bambini pronto ad accoglierlo a braccia aperte. «Capisco che dire certe così possa sembrare scontato – spiega il suo ex tecnico – ma Andrea sembrava davvero un piccolo angelo. Per l’aspetto, ma anche per quel sorriso che lo accompagnava sempre, per l’educazione che la sua famiglia aveva saputo insegnargli. Un bambino modello. Fa male pensare a quello che è accaduto».

Cacicia, infatti, preferisce ricordarlo nel suo primo giorno da giocatore dell’Empoli. Un giorno speciale. «Arrivò a gennaio – racconta – e organizzammo una partitella proprio per lui. Ricordo che, verso la fine, decidemmo di accordare un calcio di rigore fasullo alla squadra per permettergli di segnare. Lui fece gol, tutti andarono ad abbracciarlo: quello fu il nostro benvenuto. Non lo scorderò mai»

Era un attaccante, Andrea, ma soprattutto un ragazzino con tanta voglia di imparare. «Per lui non deve essere stato facile arrivare da noi a stagione in corso. Eppure – continua l’allenatore – non ha mai dato un problema. L’educazione, ribadisco, è stata la cosa che mi ha sempre colpito di lui. Anche sul campo, dove era sempre disponibile a fare quello che c’era da fare».

Quelli dell’Empoli, insomma, di lui erano più che soddisfatti. Tanto per confermarlo nell’annata successiva, negli Esordienti del secondo anno. «Ma purtroppo – ricorda ancora Cacicia – a metà campionato è cominciato il suo calvario. Aveva frequenti mal di testa e gli venne diagnosticata questa terribile malattia. Fu costretto a smettere, almeno con noi, altrimenti sarebbe passato ai Giovanissimi B». Di lui, infatti, erano contenti non solo Cacicia e Massimo Arrighi, l’allenatore della seconda stagione, ma anche i dirigenti. «Aveva tutto per continuare a giocare nel settore giovanile dell’Empoli. Ma non voglio dire che fosse un predestinato perché non ha senso. L’unica cosa che posso aggiungere, al di là del sogno di fare il calciatore, è che Andrea aveva diritto a vivere la vita. Ma, purtroppo, non è andata così».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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