Il dolore
Un altro sciopero alla Albor
La riapertura della trattativa da parte dell’azienda non ferma la protesta
GAMBASSI TERME. Non sono bastate le rassicurazioni aziendali circa la riapertura del confronto sulla mobilità di 23 dei 48 dipendenti dell’Albor di Badia a Cerreto. La fabbrica di cornici, dopo un primo botta e risposta con i sindacati, non è riuscita a fermare lo sciopero di otto ore promosso dai dipendenti e dalla Fillea Cgil. Davanti ai cancelli della ditta ieri c'erano tutti i dipendenti, anche alcuni della Shellbox, a solidarizzare con loro. Erano presenti Nicola Ginsburg della Fillea Cgil, Sergio Luschi, coordinatore Cgil Empolese Valdelsa, i rappresentanti della Rsu dell’azienda Massimo Imbrescia e Filippo Cioni, il consigliere provinciale del Pd Federigo Capecchi, il capogruppo dell'Idv di Certaldo Massimiliano Signorini e Massimo Mulè della Rsu Shellbox, solidale con i dipendenti dell'Albor.
Poco prima che lo sciopero iniziasse c’è stata la visita a sorpresa del sindaco di Certaldo Andrea Campinoti, che ha incontrato i vertici aziendali ma non ha rilasciato alcun commento. Così dopo lo sciopero del 30 novembre è cominciata da parte dei dipendenti una distribuzione di volantini per informare cittadini e automobilisti della difficile situazione dei lavoratori.
Oggi attorno al tavolo si troveranno i sindacati, Confindustria e i vertici aziendali. Ma la Fillea Cgil mette le mani avanti e pone le condizioni per la trattativa: «Occorre ritirare preliminarmente la procedura avviata perché non si possono avere attivi 2 ammortizzatori sociali allo stesso tempo. La prima cosa da fare è rispettare le regole e quindi si proceda subito alla cancellazione delle mobilità. L'azienda ha aperto le procedure di mobilità, quando ha in dotazione anche la cassa integrazione ordinaria che applica regolarmente a 2 lavoratori su 10. Perché?»
Tra i lavoratori ci sono amarezza e preoccupazione. «Da anni - dice Massimo Imbrescia della Rsu - facciamo cassa integrazione, si avvicina il Natale e sotto l'albero avremo nuove complicazioni di fronte a un quadro disperato. Protestiamo per dare voce ai nostri diritti, il nostro obbiettivo sono i contratti di solidarietà che se da un lato comporteranno una riduzione dello stipendio dall'altro potranno garantire l'occupazione, scansando l'incubo della cassa integrazione straordinaria che comporterebbe il licenziamento di qualche dipendente. «Nel 2005 quando eravamo in difficoltà vennero promessi investimenti realizzati poi solo in parte - aggiunge Filippo Cioni della Rsu - la nostra competitività sul mercato è annullata dal fatto che è saturo, mentre l'azienda resta ancorata al passato. Solo l'innovazione e l'investimento ci può salvare».
Giacomo Bertelli
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