Gioco
L’Arci non torna indietro: no ai soldi fatti con le slot
Ai circoli del circondario gli introiti garantiti dai videopoker farebbero comodo per pagare Imu e Tia. «Ma non vogliamo contribuire a diffondere questa piaga»
EMPOLI. Ci sono scelte che in dieci anni passano di moda o perdono il loro significato. E poi ci sono scelte che invece in un lasso di tempo così ampio riescono addirittura a rafforzarsi. Il loro tratto distintivo è la lungimiranza e troppo spesso il contesto in cui si muovono è di sottovalutazione di un problema. La lungimiranza, appunto, fu quella che portò tra il 2003 e il 2004 il comitato territoriale dell’Arci a mettere al bando le slot machine e videopoker dai propri circoli. La sottovalutazione e, peggio ancora, la deregolamentazione tutta italiana dell’universo gioco d’azzardo è il contesto che sta trasformando il gioco da allarme sociale a vera e propria piaga. E che, di contro, sta facendo tornare la scelta dell’Arci Empolese Valdelsa d’attualità, destando l’interesse dei media anche nazionali e della politica.
D’altronde non è certo un caso se il fatturato del gioco in Italia è passato dai circa 15 miliardi di euro nel 2002 agli 80 miliardi dell’anno scorso, con più della metà di essi dalle video lotterie. Un’impennata che ha prodotto qualcosa come 700mila dipendenti patologici da gioco d’azzardo che, secondo i risultati di uno studio specializzato, in media costano 38mila euro a testa tra spesa sanitaria e calo della produttività. Una realtà generale e generalizzata questa, che non risparmia nessun territorio e nemmeno quello da dove l’opposizione al gioco d’azzardo legalizzato ha in qualche modo avuto origine. Basta uscire in strada per rendersi conto dell’ampiezza del fenomeno slot. Una vera piaga sociale. Si gioca nelle edicole, nei ristoranti, nei tabacchi, nei bar, ormai quasi ovunque ci si può sedere e puntare.
Gli esercizi con licenza in questa area sono arrivati a quota 234. Se si calcola una media di 3 slot per locale si arriva a oltre settecento macchine in funzione. In un territorio che conta 170mila abitanti, questo significa avere una slot ogni 200 abitanti, neonati inclusi. Addirittura siamo arrivati al punto in cui le società che noleggiano macchine d’intrattenimento, non forniscono più neanche un flipper se non in abbinamento con un videopoker. «Il percorso che ci portò ad eliminare le slot dai nostri circoli non fu certo facile – spiega Valeria Carboncini della segreteria Arci di zona – ci furono discussioni serrate all’interno dei consigli, incontrammo varie resistenze e abbiamo perso per strada due circoli. Tuttavia la situazione di disagio crescente dovuto al gioco d’azzardo sta confermando la bontà della nostra scelta. L’interesse che negli ultimi mesi sta tornando a destare la nostra decisione è un sintomo evidente di come si sia imboccata una strada dannosa e pericolosa». Da cui tornare indietro è certo difficile, ma non impossibile. «Quanto fatto da noi è un esempio per tutti gli altri – continua Carboncini – in fin dai conti abbiamo bonificato il nostro territorio di oltre il 45% di possibili luoghi di gioco. Dei nostri 80 circoli, infatti, 22 avevano già installato videopoker nel 2003 e molti altri lo avrebbero fatto in questi nove anni. Così avremmo avuto una slot ogni cento abitanti, praticamente una ogni condominio.
Marco Pagli
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