Toscana
Io ci metto la casa tu mi aiuti a campare ecco il patto abitativo
Nell’Empolese Valdelsa i primi casi promossi dall’Auser di contratti di comodato d’uso gratuito degli immobili
EMPOLI. Arrivano i contratti di comodato d’uso gratuito degli immobili: l’obbiettivo è quello di contrastare l'emergenza casa in continua crescita. Anziani soli con immobili difficili da gestire e famiglie a rischio di povertà: per cercare di porre rimedio al problema abitativo nasce il progetto Abitare Solidale, promosso dall’Auser Volontariato Territoriale Firenze, in collaborazione con enti pubblici ed altre associazioni.
Facendo incontrare le esigenze di chi vive, appunto, in case troppo grandi, anziani, ma anche famiglie, con quelle di persone a rischio di povertà e disagio sociale, Abitare Solidale promuove percorsi di coabitazione costruiti sui principi dell'aiuto reciproco.
«L’obiettivo - spiega Luigi Baggiani, presidente dell’Auser Firenze - non è creare accordi di natura economica, come per esempio gli affitti, ma instaurare rapporti di solidarietà. Proprietario e ospite, si impegnano a sostenersi ed aiutarsi a vicenda».
Per far sì che le convivenze attivate siano valide, il progetto si avvale di un team composto da professionisti e volontari, e di procedure complete: dagli incontri di conoscenza tra i futuri coabitanti, sino alla stesura del patto abitativo, una sorta di Carta della buona coabitazione, elaborata dalle parti in base alle reciproche esigenze. Il tutto, dopo un periodo di prova per rodare le dinamiche relazionali sul campo, viene ufficializzato dalla firma del comodato d'uso gratuito d'immobile.
«I reciproci impegni - spiega Gabriele Danesi, coordinatore del progetto Abitare Solidale - vengono definiti all’interno di un accordo tra le parti, chiamato appunto patto abitativo, i cui contenuti vengono elaborati direttamente e liberamente dai futuri coabitanti. Ogni patto presenta impegni e accordi diversi: si va dal garantire la presenza notturna, al collaborare alla gestione della casa, a prendersi occasionalmente cura dei bambini in assenza dei genitori per quanto riguarda gli impegni dell’ospitato. I titolari dell’alloggio devono, da parte loro, accordare piena libertà all'ospite di svolgere la propria attività lavorativa, studiare, gestire il proprio tempo libero, compresi periodi di vacanza che debbono essere concordati in precedenza».
Sono già trecento le segnalazioni registrate fino ad oggi dagli operatori di Abitare Solidale e cinquantotto le coabitazioni attivate, per un totale di circa centotrenta persone coinvolte nel progetto, tra anziani, famiglie, persone in difficoltà, giovani, donne vittime di violenza. Tra queste, due coabitazioni interessano in particolare il territorio dell’Empolese Valdelsa.
«I motivi delle telefonate che riceviamo alla sede dell’Auser - continua Baggiani - riguardano tutte il caro abitare: a contattarci sono persone che non riescono a sostenere canoni d'affitto troppo alti, che perdono il lavoro, che vengono sfrattati».
Sebbene la casa sia un bene prezioso, proprio per la sua importanza può tradursi in un problema: per chi non la possiede e non può permettersi mutui o affitti troppo alti. Ma anche per quanti, pur vivendo in un appartamento di proprietà o in locazione, non sono più in grado di gestirne costi e manutenzione.
«La reciproca libertà di interrompere il rapporto di coabitazione - continua Gabriele Danesi - è garantita dal Comodato d’uso precario gratuito d’immobile, strumento giuridico che l'assenza di una scadenza predefinita del rapporto di coabitazione. In sintesi quest’ultimo va avanti sinché sussistono le condizioni definite nel patto abitativo. Quando uno dei due coabitanti non può o non vuole più rispettare gli impegni precedentemente presi, consegna una lettera di preavviso al coabitante e all’associazione ed entro trenta giorni il rapporto si interrompe».
Il diritto di rescindere patto e comodato vale ovviamente sia per i proprietari sia per gli ospiti.
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