Sicurezza
L’ex roccaforte del Pci rottama D’Alema & C.
Militanti e dirigenti locali spiegano il perché del clamoroso successo di Renzi «Questo Pd non ci piace, serve l’entusiasmo di Matteo per cambiare»
CASTELFIORENTINO. In piazza Antonio Gramsci sventolano le bandiere del Pd. Ma il vento che le muove oggi è più che mai foriero di un cambiamento sostanziale e non di forma. Perché da ieri sera qualcosa si è definitivamente spezzato. È l’affezione al partito-apparato, ai dirigenti con posizioni (e stipendi) ventennali, alla parte di quelli chi non volevano le primarie (o le avrebbe accettate solo obtorto collo con lo sbarramento a una certa percentuale di voti). C’è stata una debacle netta di chi si riconosce in questa parte di Pd: Renzi, nella ex roccaforte del Pci, ha sbancato e tanta è stata la soddisfazione del sindaco di Firenze per il risultato avuto proprio in terra valdelsana che lo ha citato anche di fronte all’Italia dei 3 milioni e mezzo di votanti che l’altra sera lo ha ascoltato nella prima conferenza stampa poco dopo la chiusura dei seggi.
A Castelfiorentino il Rottamatore ha sfiorato quota 61,5% e ha doppiato lo sfidante segretario Pierluigi Bersani. Proprio qui dove il Pci nel 1975 arrivò a quota 76% e dove nel 2004, alle amministrative, la coalizione di centrosinistra che appoggiava Laura Cantini (ora vicepresidente della Provincia) prese l’81%. Una parabola dal rosso quasi carminio dei vecchi vessilli con la falce e il martello che affollano le vecchie foto del centro di Castelfiorentino al rosa della cover per iphone con la scritta “Keep calm and rottama”, gadget della campagna renziana. La ragione di questa evoluzione sta nel cuore della realtà castellana, la sua vera anima «che ha cercato sempre di guardare avanti», come spiega il suo sindaco Giovanni Occhipinti, renziano anche se con un passato da ex segretario della Camera del lavoro dell’Empolese Valdelsa. È stato questo a portare 2.335 persone cresciute in un tessuto di indefessa fede di sinistra a scegliere Renzi.
Il giorno dopo in paese c’è ancora entusiasmo, soprattutto tra chi è tornato ad occuparsi di politica dopo anni che l’aveva seppellita. «Stanotte (ieri notte ndr) - spiega Paola Taddei, 49 anni, impiegata che ha lavorato come volontaria al comitato per sostenere il sindaco di Firenze - non ho dormito per la gioia. E già da stasera (ieri sera ndr) riprenderò a lavorare per Matteo». Anche Marco Cappellini, educatore a Ponte a Elsa, 34 anni, deve a Renzi il suo riavvicinamento alla politica. «Sono iscritto al partito da 15 anni - racconta - ma da alcuni anni ho preso un po’ le distanze. Ho maturato una riluttanza verso un sistema di partito che guarda solo all’alto. Renzi mi ha reso fiducia e sono ritornato vicino alla politica. Diciamo che leggo questa situazione quasi come quella di un’araba fenice».
Le stesse motivazioni animano Anna Gloria Giani, insegnante, fin da giovane vicina alla sinistra. «Ho trovato illuminante il suo libro “Stilnovo”- spiega di Renzi - lo avevo sentito in televisione e avevo colto in lui alcuni aspetti che mi piacevano. Ma solo dopo la lettura del libro ho trovato la vera motivazione a sostenerlo, io che mi ero allontanata dal Pd e sentivo il bisogno di cambiamento». «Renzi - continua l’insegnante - ha saputo interpretare meglio di altri questa necessità. A Castelfiorentino il comitato che ha sostenuto Renzi è diversificato, ci sono operai e imprenditori e tutti si sono sentiti ascoltati. In lui abbiamo visto l’inclusione, il dialogo e l’apertura». «Non ci va bene chi non ci ascolta o chi non parla - va avanti Giani - invece questa politica, veramente di sinistra e che non ha soluzioni preconfezionate, ci ha entusiasmato».
Un successo questo che è il segnale di una protesta in una zona comunque profondamente e costantemente ben amministrata dalla sinistra fin dal dopoguerra. Capace di indignarsi contro il suo stesso partito quando alcuni anni fa poco lontano da qui, a Certaldo, il segretario del Pd regionale Andrea Manciulli arrivò a un incontro con l’autista e auto marca Audi.
E ancora, una terra quella castellana che, in un periodo di forte disillusione, vuole tornare a sperare. E che avverte tutte le sfumature che caratterizzano la società di oggi dove le posizioni non sono più omogenee e non siamo più solo operai o imprenditori ma «abbiamo bisogno di qualcuno che ci rappresenti tutti». Le primarie hanno dato un segnale di energia, in parte non aspettata. «Non credevo a un successo di queste dimensioni - spiega Irene Mazzarrini, 28 anni, laureata in filosofia e disoccupata - ma il movimento nato intorno a questa figura fuori dalla politica ha reso fiducia anche me. Vedo una luce che prima non vedevo».
E a Castello diventa sempre più palpabile il desiderio di trovare un nuovo Membrino, il ragazzino che secondo la leggenda nel XVI secolo salvò Castelfiorentino dal saccheggio e dalla distruzione degli invasori.E che, guarda caso, proprio in questi giorni verrà ricollocato sulla campana dell’orologio sopra il palazzo comunale.
Lucia Aterini
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