Il Tirreno

Empoli

La vita di Enzo Biagi nei ricordi affettuosi delle figlie Bice e Carla

di Riccardo Cardellicchio
La vita di Enzo Biagi nei ricordi affettuosi delle figlie Bice e Carla

«Ci sono due categorie che amo: gli operai e i partigiani» Era onorato d’essere diventato compaesano di Montanelli

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EMPOLI. L’uscita del libro “Casa Biagi”,’ delle figlie Bice e Carla, pubblicato da Rizzoli, mi dà l’opportunità di parlare di Enzo Biagi, un altro mostro sacro del giornalismo italiano, divenuto cittadino onorario di Fucecchio nel 2002. Il 26 settembre, terminata la cerimonia nella sala consiliare, Biagi si fa portare al cimitero. Vuole visitare la cappella in cui si trova l’urna con le ceneri dell’amico Indro Montanelli. Chiede d’essere lasciato solo. Poi, racconterà d’aver mormorato: «Indro, ma hai visto come siamo ridotti?» Dall’anno dopo, la tragedia che dà una bella botta a lui e a casa Biagi. Il 28 maggio muore, all’improvviso, l’adorata figlia Anna, venuta con lui a Fucecchio, contenta nel vedere suo padre commosso, gli occhi lucidi. Prima, il 25 febbraio 2002, era morta la moglie, conosciuta a un tè danzante, una domenica di guerra del 1940.

«Lei, Lucia, aveva vent’anni e le gambe più belle di Bologna». «Lui, Enzo, un anno di più, bruttino, occhiali da miope, era magro come un chiodo. Anche antipatico, leggermente supponente: si presentava come giornalista, era redattore al Resto del Carlino e dichiarava che mai si sarebbe sposato, tantomeno con quella maestrina appena rientrata da un incarico a Pozzuoli». Bice e Carla raccontano il fatto con dettagli. Biagi ha la meglio sull’avvocato Capra, che è belloccio. E le figlie chiedono alla madre: «Perché hai scelto papà che francamente non era un granché?». E Lucia risponde: «Ma era tanto simpatico e intelligente».

Dopo il 2003, niente sarà più uguale: «Quel padre difficile, pieno di contraddizioni, spesso assente, divenne un altro, divenne quel padre che ci era mancato. Il bisogno che avvertivamo in lui, così nuovo, non era una pretesa, non faceva leva sul senso del dovere filiale, era una preghiera. Si scusava per la sua incapacità di consolarci, per il disturbo che ci arrecava quando stava male o aveva le sue struggenti malinconie. Era diventato attento e tenero. La dolcezza, che non era proprio una sua caratteristica, aveva vinto sulla durezza».

La Resistenza (quattordici mesi con Giustizia e Libertà) torna alla ribalta. Ci tiene troppo per non ricordarla. Dice, di frequente: «Ci sono due categorie che amo: gli operai e i partigiani». Le giornate sono lunghe. «Tante ore di riposo, poi in poltrona con la sua mazzetta di giornali, quella di sempre, e la Pierangela che gli apriva la posta. Pochi cambiamenti al ritorno in città. Raramente accettava l’invito a fare due passi in giardino ma, qualche volta, con la bella stagione, ci sedevamo su una panchina e non c’era bambino al quale non facesse un complimento o regalasse una di quelle caramelle che aveva sempre in tasca».

Biagi muore, a Milano, il 6 novembre 2007. Il 13 settembre 2008, Fucecchio – primo in Italia - gli dedica, con Santa Croce sull’Arno, la piazza della piscina e un monumento, collocato nella piazza stessa. Un evento che Bice include, pochi mesi dopo, nel suo libro “In viaggio con mio padre”, Rizzoli editore. Il viaggio comincia di fronte alla bara del padre. È un viaggio all’insegna della semplicità e dell’umiltà, del muoversi in punta di piedi. È un viaggio nell’Italia periferica, quella più vera. «È un viaggio – annota Bice – che mi ha fatto incontrare gente straordinaria e scoprire posti che prima non sapevo nemmeno collocare sulla carta geografica». Il viaggio si conclude, in pratica, a Fucecchio, in un sabato di settembre, piovigginoso. Alle 10.30, Bice, la sorella Carla e Pierangela Bozzi, la mitica assistente di Biagi, vivono un’esperienza unica: «Abbiamo provato tutte e tre l’emozione di vedere una targa con la scritta piazza Enzo Biagi in un grande piazzale davanti alla piscina comunale, esattamente al confine tra i comuni di Fucecchio e Santa Croce, e di togliere il velo alla scultura al centro della piazza: un’imponente penna di acciaio, opera dello scultore Marco Puccinelli dal titolo che tanto sarebbe piaciuto a papà: la penna per la pace». Una cerimonia toccante in un luogo cui Enzo Biagi teneva in modo particolare. «Sapevamo benissimo, Carla e io, che papà aveva ricevuto la cittadinanza onoraria della cittadina toscana, patria di Montanelli, e che ne andava particolarmente orgoglioso. Io e Indro, diceva, ora siamo compaesani».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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