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Ancora 105 internati senza vere alternative all’Opg

Ancora 105 internati senza vere alternative all’Opg

La senatrice Poretti dei Radicali : «La struttura deve chiudere entro marzo ma mancano i percorsi di dimissioni. In più anche le nuove celle sono sporche»

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MONTELUPO. A quattro mesi dalla chiusura, ancora non ci sono alternative per la sistemazione di 105 internati dell’Opg. La senatrice dei Radicali Donatella Poretti e Cesare Bondioli, responsabile carceri e Opg di Psichiatria democratica hanno effettuato ieri una visita all'Opg di Montelupo. «Abbiamo constatato che finalmente dopo un anno dalla fine dei lavori e dopo una serie di problemi burocratici e pratici - spiegano - ora le nuove celle sono agibili e occupate dagli internati. Al momento ci sono 105 internati. Le nuove celle (con soffitti a cassettone e simil cotto al pavimento) e i nuovi spazi comuni sono una buona notizia e una realtà dignitosa contro il degrado della parte più vecchia che se al piano terra ha infiltrazioni di acqua e muffa, anche nei piani a salire mostra tutta la necessità di interventi di ripulitura».

«Purtroppo la carenza dei fondi per il mantenimento e per la gestione ordinaria è alla base di una sporcizia e del conseguente degrado delle celle vecchie, ma già inizia ad apparire anche in quelle nuove - spiega Poretti - le pulizie sono fatte dagli internati. E quindi in realtà non vengono fatte». «Va inoltre sottolineato che gli arredi - continua la senatrice - sono rimasti quelli recuperati dalle vecchie celle e sono totalmente inadeguati e in pessime condizioni, il che aggrava il senso di degrado complessivo della struttura che nemmeno il recente restauro riesce a nascondere». Per Poretti «la contraddizione del luogo di detenzione per persone che hanno bisogno di cure sanitarie è sempre più evidente. La struttura ormai ha assunto sempre più l'aspetto di un carcere a media sicurezza, dagli spazi esterni per l'aria, ai blindati delle celle e dei sistemi di vigilanza».

L’Opg è una struttura in attesa di essere svuotata dagli internati che devono per lo più essere riassorbiti nei progetti dei loro territori con comunità o altre nuove strutture che la legge sta individuando.

«Da quanto sottolineato dagli operatori sanitari, in particolare - continua Poretti - si è colto il disagio per la mancanza di iniziative concrete per la dimissione degli internati il 25% circa dei quali si trova in regime di proroga della misura di sicurezza, in qualche caso la proroga è stata rinnovata ripetutamente, anche per 23 volte». Dai dati raccolti emerge che il regime di proroga è particolarmente grave tra gli internati provenienti dalla Sardegna (11 proroghe su 28 internati) ma anche per la Toscana (7 su 45), per la Liguria (7 su 20) e l'Umbria (2 su 7 internati di cui uno con 23 proroghe).

«Occorre quindi che i programmi di dimissione ricevano un nuovo impulso - conclude la senatrice Poretti - e che le Regioni competenti, attraverso i loro dipartimenti di salute mentale, formulino i progetti terapeutico-riabilitativi in favore dei loro internati con date certe per la loro realizzazione.Occorre altresì che le Regioni, che hanno richiesto il finanziamento per la realizzazione delle strutture sanitarie alternative all'Opg, tanto più ora che è stato emanato il regolamento con le loro caratteristiche strutturali, passino alla realizzazione delle strutture per cui hanno richiesto il finanziamento. Il rischio che, in assenza di un effettivo governo della fase di transizione, gli Opg rimangano in funzione in attesa di una proroga dei termini per la loro chiusura va scongiurato. Non ci si deve accontentare delle piccole migliorie senza dare seguito alla riforma».

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