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Marzotto sotto inchiesta stop al raddoppio Zignago

Marzotto sotto inchiesta stop al raddoppio Zignago

La guardia di finanza ha sequestrato beni alla famiglia per 65 milioni di euro In stand-by l’ampliamento da 40 milioni di euro dello stabilimento di Empoli

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EMPOLI. Stop al maxi investimento della Zignago a Empoli. Almeno per ora. È la conseguenza dell’inchiesta della guardia di finanza di Milano, che nei giorni scorsi ha eseguito un sequestro di beni per un valore di 65 milioni di euro nella disponibilità di 13 persone - indagate per omessa presentazione della dichiarazione dei redditi - riconducibili al Gruppo Marzotto, proprietario dell’azienda che ha uno stabilimento anche a Empoli, in via del Castelluccio, dove vengono realizzate bottiglie per vino e per olio di oliva e vasi per alimenti. Tra gli indagati ci sono anche Cristiana, Maria Rosaria a Margherita Marzotto, socie minoritarie della holding (il resto è controllato da altri componenti della famiglia).

Nei progetti dei Marzotto c’è l’ampliamento dello stabilimento di Empoli, con un investimento di almeno quaranta milioni di euro. Una cifra notevole, che avrebbe ricadute positive sia sul piano economico, sia – seppur in termini tutti da quantificare – su quello occupazionale. Un investimento del genere sarebbe un segnale importante per il futuro del territorio, sempre più stretto nella morsa della crisi, che continua a mangiare posti di lavoro.

La Zignago ha un altro stabilimento a Portogruaro, in provincia di Venezia. Ma i Marzotto avrebbero deciso di puntare su Empoli: una scelta dettata soprattutto da motivi logistici. E nelle scorse settimane era stato avviato anche un dialogo con i sindacati. Poi però è arrivato il sequestro di ville, terreni e appartamenti della famiglia di industriali con interessi anche nel tessile, nell’ambito dell’indagine partita da alcuni accertamenti dell’Agenzia delle Entrate. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, attraverso la vendita di Valentino Fashion Group sarebbe stata realizzata una plusvalenza di quasi 200 milioni di euro non dichiarati in Italia, con una conseguente evasione fiscale di 65 milioni di euro. L’inchiesta ha spinto la proprietà di Zignago ad alzare il piede dall’acceleratore in merito all’operazione che riguarda Empoli: «Per usare un termine sportivo – conferma il segretario della Camera del lavoro dell’Empolese Valdelsa,Rossano Rossi – ci hanno chiesto un time-out. In questo periodo la loro attenzione è spostata altrove. Noi ci aspettiamo di riprendere il discorso. È evidente che l’ampliamento dello stabilimento rappresenterebbe una boccata d’ossigeno per questo territorio».

Francesco Turchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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