Sicurezza
Meno aperture domenicali si alleano preti e negozi
Raccolta di firme contro la liberalizzazione, banchetti anche davanti alle chiese Cantini: «Decine di attività in ginocchio». Don Engels: «Salviamo le famiglie»
EMPOLI. «Domenica sempre aperto? Ma anche no». Lo dicono piccoli commercianti e commesse, con la benedizione della Chiesa e il supporto dei sindacati. I motivi religiosi si intrecciano con quelli sociali nella campagna che sta per decollare nell’Empolese Valdelsa contro la liberalizzazione degli orari dei negozi. L’obiettivo dell’iniziativa, lanciata a livello nazionale da Confesercenti con il sostegno della Conferenza episcopale italiana, è di raccogliere le cinquantamila firme necessarie per una proposta di legge di iniziativa popolare «per restituire alle Regioni la facoltà di decidere sulle aperture domenicali». Si può già firmare nelle sedi di Confesercenti e dalla prossima domenica saranno posizionati banchetti anche fuori dalle chiese del circondario.
I motivi. «La liberalizzazione, insieme all’aumento del costo del lavoro e ai maggiori costi delle utenze, ha già messo ko decine di attività nell’Empolese Valdelsa nel corso del 2012. E se non si inverte la rotta l’anno prossimo andrà anche peggio». Una fotografia preoccupante quella scattata dal coordinatore di Confesercenti, Lapo Cantini, in linea con la previsione nazionale, secondo la quale nei prossimi cinque anni senza una nuova legge altri ottantamila negozi chiuderanno e ci saranno città sempre più vuote e meno sicure: «I consumi – aggiunge Cantini –non sono aumentati, così come non c’è stato un incremento dell’occupazione. La deregulation ha favorito soltanto la grande distribuzione».
Famiglia crac. L’asse Confesercenti-Chiesa-sindacati (i segretari generali di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs hanno espresso «sostegno ed adesione» all’iniziativa) è fondato sulla difesa della famiglia: «La teorica spinta ad una maggiore apertura del mercato non può negare l’esigenza del rispetto di valori etici appartenenti ad un patrimonio sociale comune, con riferimento al rispetto delle feste religiose e civili, al diritto al riposo dei lavoratori, alla partecipazione alla vita delle famiglie e della comunità». Insomma, la liberalizzazione penalizza i negozi, costringendo imprenditori e lavoratori a sacrificare valori importanti.
Il cantiere. Nelle prossime ore saranno definiti i dettagli con le parrocchie per l’allestimento dei banchetti per la raccolta firme. L’obiettivo – annunciato da Lapo Cantini – è di raggiungere quota mille firme a sostegno della campagna.
La Chiesa. Don Guido Engels, vicario di Empoli e Montelupo, è pronto a dare una mano nella battaglia contro lo shopping domenicale: «Le famiglie si ritrovano sempre meno. C’è chi si riposa il lunedì. Chi il mercoledì. Chi il giovedì. Ci sono sempre meno occasioni di condivisione. E le comunità – anche per questo – stanno perdendo la loro identità. È necessaria una riflessione generale su ciò che intendiamo per vita, lavoro e riposo. Dobbiamo ripartire da qualche parte. E questa può essere l’occasione giusta per opporsi alla “sfasatura sociale”». Secondo il vicario di Empoli-Montelupo, don Engels, «la liberalizzazione ha interpretato una preoccupante evoluzione della mentalità: si vive nell’attesa del divertimento del weekend. Ma così il ruolo centrale della famiglia è a rischio: questo vuole dire anche accettare che i negozi siano aperti un po’ meno la domenica. Naturalmente l’eccezione è rappresentata dai servizi essenziali».
@franturchi
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