Il dolore
Muore a 35 anni per uno scontro in moto
La vittima, Giuseppe Minneci, ha perso il controllo del mezzo ed è andata a sbattere prima contro muro e poi su un’auto
MONTELUPO. Un’auto che sta per uscire da un cancello. Una frenata, la moto che se ne va, fuori controllo. E poi l’impatto tremendo del corpo su un muretto in cemento e contro la macchina. Giuseppe Minneci, 35 anni, è morto così, sull’asfalto di via della Pesa, la strada che dal Turbone porta verso Montelupo. I soccorsi – immediati – sono stati inutili: non è stato neanche tentato il disperato ricovero in ospedale. Giuseppe, impiegato, responsabile della cooperativa all’interno della Ceva Logistics di via dell’Industria a Montelupo, è morto sul colpo.
L’incidente. Secondo una prima ricostruzione, intorno alle 13.20 Minneci, in sella alla sua inseparabile Kawasaki, stava percorrendo via della Pesa in direzione del capoluogo. Tra le intersezioni con via Cellini e via Lami l’asfalto forma una specie di dosso. Probabilmente – sempre secondo i primi rilievi effettuati dagli agenti della polizia municipale – proprio in quel punto Giuseppe si è reso conto che da un cancello alla sua destra stava per uscire una Opel Meriva. Ha cercato di frenare, perdendo però il controllo della moto. È scivolato via per alcune decine di metri. Ed ha finito la sua rovinosa corsa contro il muretto in cemento che delimita il cancello. Poi potrebbe avere sbattuto anche contro l’Opel. Difficile – almeno secondo quanto è emerso finora – capire se anche la moto è andata a sbattere contro l’auto, che comunque non aveva ancora superato la striscia bianca che delimita la carreggiata: la Kawasaki è rimbalzata ed è andata a sbattere sul lato opposto della strada.
I soccorsi. Immediata la richiesta di aiuto alla sala operativa del 118, che ha inviato sul posto l’automedica di Empoli e un’ambulanza della Misericordia di Montelupo. I soccorritori hanno tentato disperatamente di strappare Giuseppe alla morte, di fronte ad alcuni testimoni dell’incidente. Ma il miracolo non c’è stato. Per Minneci non c’era più niente da fare. Troppo gravi le ferite riportate nell’impatto.
Punti oscuri. Il magistrato ha disposto la restituzione della salma alla famiglia, mentre la polizia municipale di Montelupo ha raccolto testimonianze e tracce lasciate sull’asfalto per cercare di fare luce completa sulla dinamica. Secondo quanto è emerso, dal primo segno di frenata lasciato sull’asfalto, proprio al culmine del dosso, e il punto d’impatto con il muretto in cemento ci sono quarantanove metri di distanza. La moto, una Kawasaki 1000 e l’Opel Meriva, a bordo della quale c’erano due coniugi rimasti completamente illesi nell’impatto, sono state sequestrate.
Il sogno. Giuseppe, siciliano di origine, abitava con la compagna Serena in via San Michele a Roffia, nel comune di San Miniato. E lavorava da tempo alla Ceva, società di trasporti e logistica con sede in via dell’Industria a Montelupo. La notizia della tragedia si è sparsa rapidamente tra i colleghi, distrutti dal dolore: «Un mesetto fa – racconta Monica Stronati – era caduto e si era fratturato le costole. Proprio l’altro ieri aveva guardato le previsioni meteo: “Sabato farà bel tempo” – aveva detto a un collega– “andiamo a farci un giro in moto”. Di solito andavano verso le montagne. Ma poi quella gita è saltata» e il destino gli ha fatto incontrare la morte a tre chilometri dal posto di lavoro: «Parlava della sua fidanzata, del fatto che da un paio di mesi avevano preso un cane. E aveva una grande passione per le moto. Era sereno e tranquillo».
Troppo dolore. Tra i primi ad arrivare sul luogo dell’incidente, in via di Pesa, il suo amico Fabio Martolini di Montelupo Fiorentino, con il quale Giuseppe aveva programmato la gita di ieri, che poi era saltata: «Non ce la faccio a parlare. È un dolore troppo grande».
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