Il Tirreno

Empoli

Omaggio dei cardiologi alla scienza medica di Leonardo da Vinci

di Doady Giugliano
Omaggio dei cardiologi alla scienza medica di Leonardo da Vinci

Le intuizioni del Genio sul cuore e i processi metabolici sono state celebrate in un convegno alla Palazzina Uzielli

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VINCI. «Ancorché lo ingegno umano faccia invenzioni varie, rispondendo con vari strumenti a un medesimo fine, mai esso troverà invenzione più bella, né più facile né più brieve della natura, perché nelle sue invenzioni nulla manca e nulla è superfluo…» Con queste parole, un “certo” Leonardo da Vinci, cinque secoli or sono, ebbe a sintetizzare la perfezione della natura e delle sue innumerevoli creature. Fu però il corpo umano che attrasse buona parte dell’interesse dell'insuperato genio, tant’è che nel 1513 iniziò sistematicamente a studiarne anatomia e funzionamento organico, soprattutto del cuore. Ecco perché nel 1947, con la nascita della Società italiana di cardiologia (Sic), Leonardo da Vinci venne dichiarato padre putativo della cardiologia italiana. Un ruolo che ha spinto la sezione tosco-umbra della Sic, presieduta dal professor Sergio Mondillo, a celebrare la ricorrenza dei cinquecento anni di studi vinciani , attraverso un convegno sul tema “La visione medica di Leonardo” ospitato nell'aula del Museo Leonardiano di Vinci.

Dalle risultanze dei lavori, organizzati dal professor Roberto Pedrinelli e dal dottor Frank Dini dell'Università di Pisa e dal professor Luigi Padeletti dell'Università di Firenze, si è preso coscienza, ancora una volta, di quanto il pensiero leonardiano sia attuale e quindi fondamentale per la professione medica. «Negli appunti e disegni raccolti nei suoi codici - dice Frak Dini - Leonardo fornisce una lucida ed esauriente interpretazione dei principi del metabolismo. Paragonando il cuore a un fornello da alchimista, egli dimostra di aver ben chiaro il processo fondamentale che è alla base del funzionamento delle cellule di tutte le forme viventi. Leonardo descrive mirabilmente il processo di combustione, attraverso cui i nutrienti si combinano con l'ossigeno, sviluppando energia libera e calore. Non potendo avvalersi delle acquisizioni della biochimica - prosegue Dini - Leonardo descrive il triangolo della combustione come l'interazione tra il sangue (ricco di nutrienti), il fuoco del forno e l'aria. Su un punto, la visione leonardiana ci sorprende sopra ogni altra cosa - prosegue Dini - il riconoscimento del ruolo del calore degli esseri viventi. Il calore non è più visto come la fonte di energia a cui attingono gli organismi, ma come un sottoprodotto dell'energia di cui il corpo si deve necessariamente liberare. Egli fornisce una trattazione della funzione cardiovascolare secondo gli schemi più avanzati e attuali della termodinamica: la termodinamica dei sistemi lontani dall'equilibrio, una branca della fisica che è stata sviluppata nella seconda metà del Novecento».

L'intuizione leonardiana è tutta racchiusa in un suo minuscolo disegno raffigurante il cuore come forno, che è collegato al sistema tracheo-bronchiale tramite condotti che ricordano le tubature di refrigerazione e al margine del quale così si legge: «Il brieve e spesso alitare soffoca quello che alita, onde per neces perché non si scambia ogni alitatura tutta l'aria che si riscalda nel polmone; ma vene resta una parte tanto risscaldata, che darebbe gran nocumento all'animale, se con grande e lungo alitare non fussi sosspinta fori di tale polmone».

Concludendo, Leonardo riconosce nel trasferimento all'ambiente del calore della combustione il processo fondamentale che consente il mantenimento della vita di uomini e animali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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