Sicurezza
Rivolta delle mogli tradite scovato circolo a luci rosse
Le loro segnalazioni hanno messo in moto le indagini dei carabinieri: 5 arresti Il locale era in realtà un night club dove prenotare le prestazioni sessuali
EMPOLI. Mariti e compagni che escono sempre più di frequente la sera, con le scuse più fantasiose. Casse familiari che si svuotano improvvisamente. E quel circolo che ha avvicinato all’improvviso alla cultura molti uomini del paese, ma anche del resto dell’Empolese Valdelsa. Tre indizi fanno una prova. E fanno scattare la rivolta delle donne. E se quelle di Sant’Ilario fecero allontanare la “Bocca di rose” cantata da De André, a Gambassi la rivolta – a suon di esposti – ha fatto scattare le indagini dei carabinieri. Che hanno scoperto che il circolo “La Fenice” di via Buozzi di “culturale” aveva ben poco: era in realtà un locale di lap dance, dove era possibile approcciare le prostitute e prenotare incontri a luci rosse in alberghi e appartamenti della zona, anche se il “conto” andava pagato in anticipo alla cassa del locale. Ieri mattina all’alba è scattato il blitz dei carabinieri, che ha portato all’arresto di cinque persone per associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Una ventitreenne romena, invece, è ricercata.
L’input. Le prime segnalazioni ai carabinieri della stazione di Gambassi sono arrivate nella primavera scorsa. Immediatamente sono scattate le indagini, con appostamenti, intercettazioni e pedinamenti, che hanno permesso di smascherare l’organizzazione, che si era garantita un giro d’affari di svariate migliaia di euro per sera, sei giorni alla settimana.
Il clan. Secondo quanto è emerso, in cabina di regia c’era Vito Bianchino, residente a Certaldo, che aveva preso in affitto i locali (il proprietario era ignaro della reale attività) e regolarizzava le ragazze come cameriere o ballerine. A reclutarle ci pensavano due polacche, Anna Siedlecka, 39 anni, di Ponte Buggianese e Beata Ewa Lukasiak, 33 anni, di Massa e Cozzile, al prezzo di 10 euro a sera per ogni ragazza: le due si recavano direttamente nel loro Paese d’origine per reperire e “istruire” le giovani, che quando arrivavano in Italia sapevano bene a cosa andavano incontro. Spesso si trattava di ragazze appena maggiorenni, come testimonia anche un’intercettazione del maggio scorso: «Fra poco chiudono le scuole in Polonia e stanno per arrivare molte ragazze». Ma le prostitute – almeno una trentina quelle coinvolte – erano originarie anche di altri stati dell’Est europeo e – grazie al passaparola nell’ambiente dei night club – anche del Sudamerica.
Compiti divisi. La romena era invece il braccio destro del gestore: cassiera del locale, aggiornava la “contabilità” delle regazze, riscuotendo il prezzo delle prestazioni: poi inviava la sua fetta di introiti al compagno in Romania. Tutto l’aspetto logistico era invece curato da due pensionati: Sergio Martini, 56 anni, di Certaldo e Antonino Panti, 46 anni di Gambassi, inquadrato come “addetto alla sicurezza”: controllavano le ragazze al di fuori dell’orario di lavoro, facevano gli autisti, si occupavano della loro sistemazione negli appartamenti di Certaldo, Castelfiorentino, Montecatini Terme e Poggibonsi, presi in affitto da Bianchino, che poi si faceva pagare 10 euro al giorno da ogni inquilina.
Il funzionamento. Le ragazze dovevano intrattenere i clienti e indurli a consumare. La tariffa – per la sola compagnia – era di 16 euro ogni venti minuti. L’obiettivo – raggiunto senza troppa fatica – era di fissare un appuntamento... a cena in albergo, in agriturismo o in un appartamento, per la prestazione sessuale. L’incontro doveva avvenire nell’orario di lavoro (dopo le 22) e la tariffa era la stessa (quasi un euro al minuto). Che – secondo gli inquirenti – andava nelle casse del gestore come “indennizzo” per l’assenza dal lavoro delle dipendenti, le quali trattenevano quanto riscosso per la prestazione sessuale, che andava ad aggiungersi alle 40 euro di “fisso” a sera.
I clienti. Il circolo era frequentato da imprenditori, liberi professionisti e artigiani di Gambassi e Certaldo, ma anche del resto dell’Empolese Valdelsa. A molti di loro – tutti “schedati” nel libro dei soci – questo passatempo è costato molto caro: c’è anche chi è arrivato a spendere 2mila euro in una sera tra cena, consumazioni, prestazione e gioiello.
Il piano. Secondo la ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Empoli guidata dal comandante Giuseppe Pontillo – che hanno svolto le indagini coordinate dal pm Cusani – coi soldi incassati Bianchino avrebbe voluto aprire un locale in Brasile. Un progetto che ha accelerato il blitz.
@franturchi
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