Sicurezza
Vinci ricorda i 202 caduti del ’15-18
Una lapide nel Parco della Rimembranza e una pubblicazione storica
VINCI. Nella giornata in cui si celebra la fine della prima guerra mondiale, giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, a Vinci il Comune ha dedicato una lapide nel Parco della Rimembranza del capoluogo al ricordo dei 202 caduti vinciani nella Grande Guerra. Nel novembre dello scorso anno, durante un consiglio comunale, era emersa la volontà unanime dei consiglieri di ricordare con segni visibili i caduti. Oltre all’apposizione sull’obelisco del parco della targa in pietra, che reca l’iscrizione “Il Comune di Vinci, Ricorda i suoi 202 caduti nella Prima Guerra Mondiale, IV novembre 2012”, l’amministrazione ha in programma di realizzare una pubblicazione che possa accogliere la ricerca svolta da Ilaria Morelli per la parte storica relativa ai caduti e dall’architetto Ilaria Vettori per la parte tecnica riguardante il parco della Rimembranza. Infatti, si è arrivati a definire il numero dei caduti vinciani, 202, il 2% della popolazione dell’epoca, un’enormità, proprio attraverso l’approfondita ricerca storica e documentaria negli archivi comunali.
Alla cerimonia di scoprimento della lapide erano presenti decine di persone, le autorità civili e militari, il sindaco Dario Parrini, il comandante della stazione dei carabinieri Bruno Ravenda, oltre a una nutrita rappresentanza di consiglieri comunali. Il sindaco ha sottolineato l’importanza di celebrare il 4 novembre tenendo presente sia l’unità nazionale che il ruolo fondamentale delle forze armate, nel ricordo dei caduti. «Dopo decenni di scontri sul significato della festa del 4 novembre – ha detto - e anni di oblio, fu il presidente Ciampi ad attribuire nuovamente il suo significato al giorno della celebrazione della “Vittoria” del 1918, ma soprattutto al grande valore dell’unità nazionale; fu lui a ribadire il significato del filo che lega il 4 novembre al 25 aprile, festa della Liberazione e fine della seconda guerra mondiale, al 2 giugno, festa della Repubblica. Tappe di un’unità nazionale scandite dal sacrificio di tante vite e animate dalla consapevolezza di aver lottato per quell’idea risorgimentale di Italia che costituisce bagaglio essenziale del nostro insieme di valori». Il sindaco, citando il presidente Napolitano, ha poi sottolineato «il difficile e gravoso compito che spetta alle nostre forze armate in un mondo caratterizzato da relazioni internazionali sempre più complesse, tese e piene di incognite e di pericoli».
Prima dello scoprimento della lapide è intervenuto anche l’assessore Paolo Santini, che ha ripercorso le vicende legate alla ricerca e ha ricordato i caduti con le parole di un messaggio di Giovanni Spadolini, che nel 1983, da ministro della difesa, rivolgendosi alle truppe italiane impegnate in Libano, rimarcava: «Vittorio Veneto coronava il sogno tenace di generazioni di combattenti e martiri. La redenzione di terre italianissime, Trento e Trieste, segnava l’epilogo vittorioso dell’epopea risorgimentale. Un esercito di popolo animato dagli ideali di patria e umanità, libertà e democrazia, giustizia e fede nell’avvenire dell’Italia, non esitò a consumare la giovinezza in uno slancio generoso ed eroico. Le forze armate incarnarono con l’esempio la volontà degli italiani di lottare senza risparmio per l’unità della nazione nella libertà, per un destino di pace, sicurezza, indipendenza. L’Italia rinnova oggi il suo grazie commosso ai caduti sui campi di battaglia della prima guerra mondiale insieme ai caduti di tutte le guerre e ai martiri della lotta di liberazione: in un ideale abbraccio che unisce primo e secondo Risorgimento, che congiunge la conquista dell’unità col suo riscatto».
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