Il Tirreno

Empoli

A rischio chiusura 17 società partecipate dai nostri Comuni

A rischio chiusura 17 società partecipate dai nostri Comuni

Quelle che avranno chiuso gli ultimi tre bilanci in passivo tra meno di un anno saranno messe in liquidazione

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EMPOLI. Il decreto era già contenuto nella manovra Finanziaria del 2010 e tra un anno potrebbe portare a una netta sforbiciata delle società partecipate degli 11 comuni. Il discrimine, ovviamente, è di natura economica e riguarda la stabilità dei bilanci delle cosiddette aziende dei sindaci. Ebbene, sono almeno 17 quelle che il prossimo settembre potrebbero sparire in conseguenza dei conti in passivo. Il provvedimento prevede che i Comuni debbano liquidare le partecipate che non abbiano presentato bilanci in positivo negli ultimi tre anni. Chi, insomma, avesse avuto degli scoperti tra il 2010 e il 2012 sarà costretto a chiudere i battenti. Nel circondario, dove questo tipo di società sono tra dirette e indirette un centinaio, significherebbe tagliare di oltre il 15% l’impegno di quote finanziarie.

Scadenza settembre 2013. Il condizionale rimane d’obbligo visto che la norma, che avrebbe dovuto essere effettiva già dallo scorso anno, a causa di proroghe e slittamenti vari non darà effetti fino all’autunno prossimo, più precisamente il 30 settembre 2013. Il decreto, inoltre, prevede una deroga per i comuni sopra i 30mila abitanti (qui riguarderebbe dunque solo Empoli), i quali possono farsi carico di una sola delle società in rosso.Stando così le cose, è semplice vedere quali sono quelle che potrebbero sparire di qui ad un anno. Grazie ad un altro decreto, il 98 del 2011, che ha imposto ai Comuni (e non tutti, va detto, sono in regola con i tempi e la trasparenza) di pubblicare l’organigramma delle partecipate e la loro situazione finanziaria sul proprio sito, è possibile capire l’entità del taglio. In attesa di vedere quali saranno i consuntivi del 2012, sono 17 le società in procinto di essere dismesse: cinque sono già in fase di liquidazione e a queste ne va aggiunta un’altra che nonostante abbia mantenuto i conti a posto è sulla via della chiusura.

Quelle in liquidazione. Partiamo da queste ultime. La scure ha già colpito Publicogen, azienda detenuta al 51% da Publiservizi nata con l’obiettivo di realizzare e gestire reti e impianti di l’energia rinnovabile e che negli ultimi tre anni ha accumulato una perdita di oltre due milioni. Così come si è abbattuta su Publicom, che gestisce reti di telecomunicazione, anch’essa detenuta da Publiservizi e che di perdita ha accumulato un milione e mezzo. Sorte analoga è toccata a Toscana Ricicla, satellite dell’universo Publiambiente che si occupa di sviluppare e consolidare il sistema toscano di raccolta differenziata dei rifiuti e in rosso sia nel 2009 che nel 2010. Sempre in casa Publiambiente è stato già deciso il destino anche di Selene, che lavora nell’acquisto di partecipazioni in società di organizzazione dei servizi e realizzazione di impianti per lo smaltimento dei rifiuti e che è in rosso dal 2009. Servizi energia ambienti reti, detenuta al 65% da Toscana energia, è in liquidazione in seguito al passivo fatto registrare dal 2008. Mentre in liquidazione risulta anche Tirreno acque, i cui bilanci però sono sempre stati in pari.

Quelle a rischio. E arriviamo a quelle che, in base alla norma sopra citata, dovrebbero essere chiuse d’ufficio. L’unica diretta e detenuta al 100% da un Comune è Farmacie comunali di Castelfiorentino, in rosso nel triennio 2008-2010. Sotto l’1% è la quota detenuta di Eurochianti, consorzio per la difesa del patrimonio rurale valdelsano, i cui bilanci sono in passivo da tre anni. Passando alle indirette, la Agescom, partecipata di Publiservizi e impegnata nell’installazione e gestione di rete di telecomunicazioni, nel 2010 ha accumulato uno scoperto di quasi 20mila euro. Step, anch’essa legata alla società presieduta da Andrea Bonechi e impegnata nella progettazione e realizzazione di impiantistica per la produzione di energia rinnovabile, ha subito una perdita lo scorso anno. Sul fronte Publiambiente a rischio chiusura sono Acom e Irmel, operanti nel trattamento e valorizzazione delle materie legate al riciclo di rifiuti: la prima è in rosso dal 2008, la seconda solo nel 2010 ma col bilancio 2011 ancora da presentare. Partecipata di Toscana energia è la Agestel, che svolge servizi di telecomunicazione e che da 4 anni presenta bilanci in passivo. Così come Publiutenti, detenuta da Publiacqua e operante nell’ambito del servizio idrico specifico per i condomini. Sempre di Publiacqua è Fondazione Utilitas, impegnata nell'organizzazione di iniziative volte allo studio e promozione nel settore dei servizi pubblici locali, che non è stata in regola l’anno scorso. In rosso dal 2008 è il consorzio Acquarno, gestore del depuratore della zona del cuoio e partecipato dal Comune di Fucecchio.

Marco Pagli

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