Sicurezza
Il Fermi contro il governo «No a 6 ore in più in aula»
EMPOLI. Dall’istituto Fermi-Da Vinci preoccupazione, indignazione e dissenso nei confronti delle scelte politiche del ministro Profumo e più in generale del governo, «punitive verso la scuola...
EMPOLI. Dall’istituto Fermi-Da Vinci preoccupazione, indignazione e dissenso nei confronti delle scelte politiche del ministro Profumo e più in generale del governo, «punitive verso la scuola pubblica e caratterizzate da tagli di risorse e personale, attuati in forme diverse e non sempre trasparenti». Questi i sentimenti espressi dall’assemblea sindacale che valuta «le disposizioni contenute nell’articolo 3 della bozza della legge di stabilità 2013 - si legge in un documento - sono destinate a rendere intollerabile il carico di lavoro degli insegnanti in servizio, a peggiorare enormemente la qualità dell’offerta scolastica, a dissipare un vastissimo bagaglio di professionalità con l’eliminazione di decine di migliaia di colleghi precari». Pertanto esprime netta contrarietà all’ ’incremento dell’orario di servizio settimanale da 18 a 24 ore, con 6 ore in più non retribuite in cambio della possibilità di usufruire di 15 giorni in più di ferie da maturare nel periodo estivo: «un atto gravissimo nei riguardi della professionalità docente, poiché le misure prese dal governo dimostrano di non conoscere la realtà effettiva dell’attività del corpo insegnante all’interno della scuola pubblica».
Come hanno spiegato gli insegnanti «l’attività, infatti, non si esaurisce nelle sole ore di lezione frontale, ma comprende una mole considerevole di lavoro che il docente svolge al di fuori dell’orario di cattedra e che è necessaria per poter preparare e rendere efficace e proficuo il processo didattico-formativo». Questo lavoro va «ben al di là delle ventiquattro ore ed è diverso da quello di qualsiasi altra categoria del mondo del lavoro, perché gli insegnanti educano menti».
L’assemblea rifiuta «la logica che vede ancora una volta la scuola come un serbatoio destinato ai tagli di spesa, serbatoio dal quale in tre anni sono già stati prelevati circa 9 miliardi di euro e al quale vengono destinati 2 punti di Pil in meno della media europea. Rifiuta altresì la logica che vede ancora una volta la propria categoria chiamata a pagare costi fra i più elevati dell’attuale situazione economica, dopo il blocco del contratto 2006 e dopo la sottrazione di due anni di scatti di anzianità».
In ragione di tutto questo, l’assemblea ha proposto l’astensione immediata dai progetti di istituto, dai viaggi di istruzione e visite guidate e dai corsi di recupero.
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