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Appalti truccati alle ferrovie un arresto anche a Empoli

Appalti truccati alle ferrovie un arresto anche a Empoli

Ai domiciliari il rappresentante di un’impresa della Valdelsa: è accusato di intercettazioni illecite, detenzione abusiva di codici di accesso alla banca dati di Trenitalia e corruzione

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EMPOLI. C’è anche il rappresentante di un’impresa del circondario tra gli indagati nell’ambito dell’inchiesta della procura di Firenze sugli appalti truccati a Trenitalia. Niccolò Mucerino Bucalossi, 35 anni, di Empoli, da ieri è agli arresti domiciliari. Secondo l’ipotesi investigativa, grazie ai codici riservati a lui comunicati dal funzionario delle ferrovie Marco Mazzanti, anche lui arrestato, avrebbe avuto accesso alla banca dati di Trenitalia riuscendo così a entrare in possesso di informazioni riservate che consentivano alla ditta di cui era referente - un’impresa della Valdelsa che opera anche nel settore dei lavori pubblici - di potersi notevolmente avvantaggiare nei confronti dei concorrenti in occasione degli appalti per la fornitura di materiale e interventi relativi alla manutenzione delle rotaie.

Mucerino Bucalossi è indagato per più reati: oltre alla detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici, secondo la procura avrebbe intercettato le comunicazioni del sistema informatico di Trenitalia (intercettazione illecita di comunicazioni informatiche). Non solo: a suo carico viene configurata un’altra ipotesi di reato: quella di avere corrotto il funzionario di Trenitalia che gli aveva consentito di entrare in possesso di quel tipo di informazioni promettendogli e consegnandogli un computer portatile.

L’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale di Firenze è l’ultimo capitolo dell’inchiesta sugli appalti di Trenitalia che vede coinvolte aziende in mezza Italia: quattro in Toscana, quattro in Lombardia e le restanti in Veneto, Marche, Campania, Liguria, Piemonte e Friuli-Venezia Giulia. Secondo quanto emerso, alcuni tra gli imprenditori arrestati, tre dei quali non sono stati ancora raggiunti dalla notifica della misura restrittiva perché impegnati in viaggi di lavoro, sono stati identificati dagli inquirenti come membri della «Fratellanza», come veniva definito in gergo dai suoi aderenti il cartello di aziende diretto a inquinare gli appalti e scoperto nel corso della prima tranche delle indagini, che l’ottobre scorso portarono all’arresto di 15 persone tra dipendenti di Trenitalia e industriali. Alla fine dell’anno, grazie alle informazioni fornite dai funzionari di Trenitalia in cambio di denaro o favori, ognuno degli imprenditori aderenti alla Fratellanza avrebbe avuto garantito un certo numero di appalti.

Tra le persone finite ai domiciliari ieri mattina, anche imprenditori non legati al cartello che, secondo quanto accertato dagli inquirenti, dal 2003 avevano accesso diretto alle banche dati di Trenitalia grazie alle password segrete fornite dai dipendenti.

Complessivamente nel corso delle indagini sugli appalti truccati partite nel maggio del 2009 sono state emesse 56 misure restrittive.

Luciano Menconi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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