Sicurezza
Innocente il prof dell’Enriques che era stato arrestato per droga
Il gip ha disposto l’archiviazione del procedimento avviato dopo il ritrovamento di coca nella sua auto Adesso la procura indaga per scoprire chi ha tentato di incastrare l’insegnante e per quale motivo
CASTELFIORENTINO. Avevano ragione i suoi colleghi e i suoi studenti. Avevano ragione quelli che lo conoscevano bene. Fin dall’inizio di questa tristissima e inquietante vicenda, quando cioè il 15 febbraio scorso i carabinieri lo andarono ad arrestare nel parcheggio della scuola, nessuno all’Enriques si diceva disposto a credere che Giuseppe Ferrucci, 42 anni, di Colle Valdelsa, insegnante di “Laboratorio di sala e vendita” all’istituto alberghiero, fosse uno spacciatore. Incredibile ai loro occhi l’accusa che sembrava avvalorata dal ritrovamento nel portabagagli della sua Bmw di cinque grammi di cocaina e quarantacinque di marijuana.
E in effetti così è: Ferrucci con la droga non aveva e non ha mai avuto nulla a che fare. Quelle sostanze stupefacenti nella sua auto lui non sapeva neppure che ci fossero. Qualcuno evidentemente ce le aveva nascoste per incastrarlo, per tendergli una trappola che gli ha rovinato la vita per mesi e mesi ma che adesso, al termine delle indagini condotte dalla procura della repubblica, è apparsa chiaramente per quello che è: una vera e propria macchinazione, ordita non si sa ancora da chi e perché.
L’innocenza di Ferrucci è stata acclarata dal decreto con cui il giudice delle indagini preliminari del tribunale ha disposto - accogliendo la richiesta dell’avvocato difensore Michele Cortazzo a cui il pubblico ministero non si è opposto - l’archiviazione del procedimento scattato con l’arresto dei carabinieri.
Adesso - almeno questa è la speranza di tutti coloro che lo conoscono - lo Stato non potrà cavarsela con un eventuale risarcimento per l’ingiusta detenzione (due giorni a Sollicciano e altri quindici agli arresti domiciliari) e i patimenti che il professore ha dovuto sopportare per un’accusa tanto grave quanto assurda. Adesso lo Stato, attraverso i suoi organi inquirenti, dovrà scoprire chi e per quale motivo la mattina del 15 febbraio ha chiamato da una cabina telefonica alla stazione dei carabinieri di Castelfiorentino dicendo che il professore aveva nascosto droga in uno dei cassettoni laterali del portabagagli dell’auto, chi ce l’aveva messa, chi ne era in possesso e poteva liberarsene in questo modo.
Si tratta di cocaina non pura e dunque non adatta allo spaccio. Questo è uno dei motivi che avrebbe contribuito - il condizionale è d’obbligo perché le motivazioni del decreto del giudice delle indagini preliminari non sono ancora state depositate - a scagionare Ferrucci, così come il fatto che l’insegnante - come hanno dimostrato le analisi a cui è stato sottoposto su sua richiesta - non avesse mai assunto droga.
«Le indagini scaturite dalla denuncia contro ignoti presentate dal professore Ferrucci sul rinvenimento della droga - spiega l’avvocato Cortazzo del foro di Siena - sono ancora in corso. Le seguiremo ovviamente fino a quando la verità non sarà appurata. Per adesso ovviamente siamo soddisfatti del fatto che sia stata chiarita la completa estraneità del mio assistito ai gravissimi sospetti che erano stati avanzati a suo carico. Il professor Ferrucci ha sempre condotto una vita personale e professionale irreprensibile e quindi questa brutta vicenda non poteva finire che così. Adesso però attendiamo l’esito dell’indagine in corso per capire perché ha dovuto subire tutto questo».
La notizia della fine della vicenda giudiziaria che ha travolto l’esistenza dell’insegnante dell’Enriques è stata accolta ovviamente con grande gioia da chi lavora insieme a lui. «Siamo tutti contenti» commenta il professore Marco Nebbiai, il primo, subito dopo l’arresto, a dare voce ai tanti che erano pronti a giurare per la sua innocenza. «Per la verità già da alcuni giorni sapevamo che il giudice aveva archiviato tutto - aggiunge Nebbiai - ce lo aveva anticipato Giuseppe a scuola, che ha ripreso regolarmente il suo lavoro e la sua vita di sempre, anche se questa brutta storia ovviamente lo ha segnato».
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