Il dolore
La fine misteriosa di Olinto Guasqui
Una lapide lo ricorda nell’ex sede della Misericordia sul Poggio
FUCECCHIO. È una lapide piccola, guardata di sfuggita, forse, dai ragazzi del catechismo. Agli adulti, senz’altro sconosciuta. La si trova nella stanza a sinistra, entrando nella sala del Poggio, un tempo pinacoteca, prima ancora sede della Misericordia. Di fianco alla chiesa delle monache (abbazia di San Salvatore). E, la lapide, si riferisce agli anni in cui era presente la Misericordia. Eccola: «Il magistero di questo pio sodalizio volle qui scolpito il marmo del confratello Olinto Guasqui, giornante attivo che nell’esercizio della carità sacrificava la vita vittima del dovere. Traggano esempio e conforto i confratelli nell’affrontare i disagi e le fatiche nella loro santa missione». La data è 11 febbraio 1906. Dice, ma non tutto. Evita il più e meglio: in quale circostanze Olinto Guasqui ha sacrificato la sua vita.
In quei giorni, non risultano fatti, in loco, o nelle vicinanze, tali da giustificare l’intervento dei confratelli della Misericordia. Che non erano presenti soltanto, con le cappe nere, ai funerali, rendendoli ancor più tristi, ma davano una mano anche nelle calamità. Se fosse stato un mese più tardi, avremmo potuto prendere in considerazione la tragedia del Conventino, vicolo dalle parti di via Machiavelli: una quindicina di morti nell’incendio di casa Zucchi, dove si ballava, nonostante che fosse Quaresima. Allora ci si guardava e chi sgarrava veniva considerato peccatore e scansato. Ma questa è un’altra storia.
Quella di Olinto Guasqui rimane un mistero. Legato a una lapide lacunosa, che neanche i documenti d’archivio sono riusciti a completare. Finora.
Riccardo Cardellicchio
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