Il Tirreno

Empoli

Il fascino recuperato di San Pantaleo nella culla di Leonardo

di Paolo Santini
Il fascino recuperato di San Pantaleo nella culla di Leonardo

Grazie a un comitato nato da associazioni e dalla parrocchia Nicola Baronti, avvocato e poeta, regista delle iniziative

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VINCI. Oggi, per festeggiare degnamente lo spettacolo di colori offertoci dal paesaggio autunnale del Montalbano, ci rechiamo in un luogo straordinario, a San Pantaleo, nel territorio di Vinci, sul confine con Cerreto Guidi, diocesi di San Miniato. Dopo la restituzione alla comunità del quadro restaurato raffigurante San Pantaleone, abbiamo voluto intervistare colui che ha ispirato tante iniziative del comitato paesano, il deus ex machina della valorizzazione della “culla di Leonardo”, l’avvocato Nicola Baronti, poeta, vinciano doc.

Come è nato il comitato per San Pantaleo e quali sono state le iniziative più importanti negli anni?

«Il comitato San Pantaleo è stato promosso da alcune associazioni del territorio, in collaborazione con la parrocchia, nel 2007, nell’ambito di un progetto di valorizzazione religiosa, storica e culturale del vecchio borgo, dimenticato da tempo, e di salvaguardia della valle del Vincio, il “paesaggio materno di Leonardo”. Nel territorio di questa parrocchia, ha vissuto la famiglia di Caterina, donna dalle origini misteriose, madre di Leonardo, poi sposa dell’Attaccabriga di Campo Zeppi. I simboli del comitato sono il campanile e il secolare ippocastano, due riferimenti, religioso e civile, della comunità. L’idea era di far conoscere la storia del luogo e dei suoi abitanti, con la speranza d’arrivare un giorno a un restauro completo dell’edificio sacro e al ripristino dei vecchi sentieri circostanti. Abbiamo cominciato dagli infissi della chiesa, davvero malmessi, ma le iniziative poi sono state tante e d’ampio respiro. Due convegni a carattere nazionale, nel 2007(“San Pantaleo e Caterina”), e nel 2011 (“Leonardo e San Pantaleo”) con interventi di Carlo Pedretti, Alessandro Vezzosi, Adriano Prosperi, Romano Nanni; importanti perché hanno permesso di riattivare gli studi sulla figura di Caterina e dei suoi rapporti con San Pantaleo. Poi, le 5 edizioni del percorso eno-teatrale “La Via di Caterina”. Da qui si è cominciato a ripensare anche a una Vinci, intesa come “borgo allargato” alla campagna e alle colline circostanti, che consentisse all’odierna città del Genio di riscoprire e valorizzare pienamente la sua origine e storia contadina».

Come si è giunti alla scoperta del quadro?

«Dalla visita pastorale del 1622, momento del passaggio dalla diocesi di Lucca a quella di San Miniato, la chiesa risultava dotata di pochi arredi sacri, ma tra questi era citata una tela con San Pantaleone e la Vergine. L’indicazione era ripetuta nei successivi inventari e visite pastorali almeno fino al 1938, dove tuttavia si citava una tela già in pessimo stato di conservazione, finita nei depositi della parrocchia, dove veniva rinvenuta dal parroco».

Quali saranno le prossime iniziative del comitato?

«La prossima iniziativa sarà la pubblicazione degli atti del convegno “Leonardo e San Pantaleo” svoltosi nell’ottobre 2011 e dell’inventario dell’archivio parrocchiale, a cura di Alexander di Bartolo, giovane ricercatore abitante nella parrocchia, che dal 2009, con grande passione, segue e coordina le attività di ricerca storica, compreso l’ultimo evento dedicato alla presentazione della tela ritrovata».

Infine, il campanile. Il parroco, padre Antonio Velotto, sottolinea come l’iniziativa culturale sia stata possibile grazie al lavoro volontario di alcuni parrocchiani, molto attenti alla riscoperta delle tradizioni e della storia del borgo di San Pantaleo, che ha vissuto per secoli attorno all’antica chiesa. E l’albero. Le attività del comitato San Pantaleo - sottolinea Baronti - sono sostenute solo dal volontariato, dalla passione di tanti amici, non solo di San Pantaleo, che tengono viva la speranza che un giorno si possano trovare i finanziamenti necessari per completare anche i lavori di restauro della chiesa e degli attigui locali, al fine di restituirli alla comunità come luogo di fede e centro di cultura. Per il momento, grazie alle attività promosse, San Pantaleo è tornato a far parte della memoria collettiva della comunità di Vinci, conosciuto in tutto il mondo, inserito nelle guide turistiche internazionali come la “via” e il “paesaggio” di Caterina, luogo simbolo di una biografia vinciana del Genio.  

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