Il Tirreno

Empoli

Boom delle partite Iva ma non è un buon segno

Diminuiscono i contratti di lavoro dipendente, aumentano gli autonomi Gianassi (Cna): molti provano così a rilanciarsi ma spesso fanno flop

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EMPOLI. Non si può chiamarlo boom, ma di certo nel circondario come in tutta la provincia di Firenze l'aumento delle aperture di partita Iva è un trend evidente. Basta guardare i dati forniti dal Dipartimento delle finanze per capirlo: nei primi sei mesi di quest'anno sono state 7.365 le nuove pratiche aperte, oltre 1.200 nell'Empolese Valdelsa, a fronte delle complessive 9.491, circa 1.500 negli undici comuni, dello scorso anno. Ora, è vero che il grosso delle accensioni avviene tendenzialmente nei primi mesi dell'anno, ma è anche vero che lo squilibrio sembra troppo grande per essere spiegato così.

Anche perché a ben guardare le ragioni di questo fenomeno ci sono eccome e non sono nemmeno così insondabili come si potrebbe pensare. Anzi, la crisi economica sembra esserne il catalizzatore principale, seppur assumendo sfaccettature differenti. Dalla perdita di un posto di lavoro subordinato e stabile alla realtà vissuta da molti giovani che il posto fisso nemmeno se lo sognano, fino alla piaga non certo marginale delle false partite Iva che secondo vari studi rappresenterebbero non meno del 15% del totale. Tutto questo in un contesto in cui le aliquote sono state notevolmente alzate (dal 27% al 28% nel 2014, fino al 33% nel 2018), anche se a partire dai prossimi due anni.

Ma cerchiamo di entrare nel dettaglio della situazione. La motivazione più ricorrente della crescita dei lavoratori autonomi è legata alla mancanza di lavoro stabile, sia che uno lo abbia perso, sia che non l'abbia mai avuto. L'ultima rilevazione dell'Osservatorio del mercato del lavoro territoriale, che riguarda il primo trimestre di quest'anno, indica una diminuzione di avviamenti attraverso contratti a tempo indeterminato (-290 avviamenti rispetto allo stesso periodo del 2011), determinato (-344) dell'apprendistato (-22) e persino dei tirocini (-30) e un aumento solo del lavoro a domicilio (+12) e di quello intermittente (+242). Nel complesso solo nei primi tre mesi ci sono stati 830 avviamenti in meno rispetto al primo trimestre 2011.

«Questo ha spinto molte persone a provarci da autonomi, magari in settori diversi da quelli di provenienza – spiega Paolo Gianassi, coordinatore Cna di zona – adesso bisognerà vedere anche come le nuove norme introdotte dal Governo influiranno in questo campo, ma finora è stato così. Purtroppo chi fa un'operazione di questo tipo spesso non ha le idee chiare e questo può portare a dei danni sia per le proprie finanze che per il comparto dove si va a operare».

Le pratiche gestite dall'ufficio empolese della confederazioe confermano il fenomeno. «Noi non abbiamo avuto un aumento così marcato – spiega Silvia Nacci – ma la maggior parte delle pratiche riguardano persone che hanno perso il lavoro e che tentano un’esperienza da lavoratori autonomi. Oppure giovani e giovanissimi sotto i 30 anni. I settori che vanno per la maggiore sono il commercio e la ristorazione, sia che riguardi la gestione di bar circoli o ristoranti, sia gli ambulanti nel campo alimentare».

Oltre a questo, poi, c'è da considerare l'estendersi di quelle che sono definite false partite Iva. Un problema più volte segnalato sia dai centri di ricerca, sia dai sindacati che spesso si trovano davanti a situazioni davvero paradossali: camerieri, operai, persino manovali che risultano a tutti gli effetti lavoratori autonomi. In questi casi è il datore di lavoro che chiede al dipendente di rendersi fiscalmente autosufficiente, facendo figurare il suo lavoro come consulenza esterna e risparmiando in questo modo su contributi e costi legati ad un nuovo contratto.

Marco Pagli

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