Il Tirreno

Empoli

Addio alla tariffa sui rifiuti una batosta per le imprese

di Veronica Potenza
Addio alla tariffa sui rifiuti una batosta per le imprese

Sulla Tares, il nuovo tributo che sostituirà la Tia, non verrà più applicata l’Iva ma il 10% che poteva essere scaricato fiscalmente sarà incorporato nella bolletta

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EMPOLI. Mancano meno di tre mesi all'avvio del nuovo tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, la Tares e, sebbene siano ancora molti i punti da chiarire, ciò che sembra delinearsi come cosa sempre più certa è che per i cittadini, soprattutto per le aziende, l’addio alla Tia si tradurrà nell’ennesimo pesantissimo aumento dei costi. Difficile, in assenza del decreto attuativo (che dovrebbe esser pubblicato entro fine mese), dare una misura ai rincari che cittadini e imprese si troveranno a fronteggiare a partire dal primo gennaio. Tuttavia le indicazioni contenute nel “Decreto salva Italia” forniscono già elementi sufficienti per suscitare forti preoccupazioni.

Calcolo delle superfici. A determinare un primo significativo aumento sarà il fatto che, per quanto riguarda gli immobili a destinazione ordinaria (quelli delle categorie catastali A, B e C), la superficie imponibile sarà costituita dall’80% di quella catastale. Il criterio utilizzato finora, quello della superficie calpestabile, rimarrà valido solo per i fabbricati appartenenti alle categorie D ed E come alberghi, teatri, stazioni o banche. In sostanza, da gennaio saranno presi in considerazione per il calcolo delle tariffe anche i metri quadri occupati da spazi non idonei per la produzione di rifiuti come mura, balconi o porticati, ma anche parcheggi e altre pertinenze.

Maggiorazioni dei Comuni. Sulla base di un meccanismo simile a quello che regola l’Imu, i Comuni applicheranno una maggiorazione che andrà da 30 a 40 centesimi a metro quadro (la misura sarà determinata con una deliberazione consiliare). Fondi questi da destinare alla copertura dei costi relativi a - non meglio specificati - “servizi indivisibili”: probabilmente si fa riferimento a spese come l'illuminazione stradale, la polizia municipale o il servizio anagrafe. Come nel caso dell’Imu però il ricavato di queste maggiorazioni non rimarrà a disposizione degli enti locali ma servirà allo Stato per ammortizzare una equivalente sforbiciata sui trasferimenti fiscalizzati destinati agli enti locali.

La trappola dell'Iva. Essendo un tributo, quindi in buona sostanza una tassa, sulla Tares non potrà più essere applicata l’Iva. Sebbene questa sembri a una prima occhiata una buona notizia, in realtá la cosa si tradurrá in un rincaro del 10% per le imprese. Perché? Il decreto stabilisce che d'ora in poi l'attività di accertamento e riscossione del tributo sia reinternalizzata, svolta insomma dai Comuni. Al di là della mole di lavoro aggiuntivo che le amministrazioni locali dovranno gestire (si pensi ad esempio ai contenziosi), si pone un altro problema: i gestori del servizio di nettezza urbana - nel caso dell'Empolese Valdelsa, Publiambiente - al momento fatturano con un'Iva del 10% i propri servizi direttamente agli utenti. Allo stato attuale quindi per le imprese quel 10% è un capitolo di spesa neutro perché, in quanto Iva, puó essere scaricato. Da gennaio peró Publiambiente dovrá inviare le fatture ai Comuni che a loro volta avranno il compito di inviare gli avvisi di pagamento ai cittadini. Il problema è che per gli enti locali (cui il servizio sará fatturato da Publiambiente con un’Iva sempre del 10%) quest’imposta non è detraibile. Per coprire i costi dunque i Comuni dovranno incorporare questo 10% nelle bollette. Per le famiglie non cambierá nulla perché, seppur sotto diversa forma, quel 10% lo stavano giá pagando. Per le aziende invece questo implicherá un aumento netto perché, non figurando piú come Iva, il costo non potrá piú essere scaricato.

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