Il Tirreno

Empoli

No a una seconda perizia per Gorelli

di Pierluigi Sposato
No a una seconda perizia per Gorelli

Il giudice di Grosseto accoglie soltanto la richiesta difensiva di rito abbreviato: il 7 dicembre l’udienza decisiva

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CERRETO GUIDI. Non ci sarà bisogno di ulteriori accertamenti peritali. Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Grosseto Marco Bilisari ha ritenuto sufficienti le conclusioni del perito da lui stesso nominato e che ha definito Matteo Gorelli capace di intendere e di volere al momento in cui, il 25 aprile 2011, aggredì due carabinieri mentre con tre amici minorenni si stava recando a un rave party a Sorano. Un’aggressione che dopo oltre un anno aveva causato la morte di Antonio Santarelli, lasciando gravi ferite a Domenico Marino.

Al termine dell’udienza-fiume di ieri (è durata poco meno di quattro ore), il giudice grossetano ha respinto la richiesta di una nuova perizia ma non quella di rito abbreviato, anche questa presentata dalla difesa. E ha fissato la prossima udienza, quella della discussione: ci sarà il 7 dicembre.

Quel giorno Matteo tornerà nel capoluogo maremmano per conoscere il suo destino. Accusa (il pubblico ministero Coniglio) e difesa (gli avvocati Giambrone e Tafi) si confronteranno sulle carte e sulle carte il giudice sarà chiamato a decidere.

Ieri, dieci minuti prima di mezzogiorno, Gorelli è arrivato sull’autovettura della polizia penitenziaria da Milano, dove è agli arresti domiciliari dal 17 settembre. È salito in ascensore al terzo piano del palazzo di giustizia ed è entrato nella stanzina adiacente all’aula di udienza, dopo un breve saluto a babbo e mamma. Alle 12,30 l’udienza è iniziata. I suoi familiari sono rimasti fuori, in un’attesa snervante, trascorsa davanti alla porta a vetri senza la possibilità di ascoltare ciò di cui si parlava all’interno ma di cui erano comunque a conoscenza tramite i loro legali. Dentro c’erano gli avvocati, c’erano gli specialisti di parte, c’era Claudia Francardi vedova di Santarelli, c’era Marino.

Ha parlato per primo il professor Mario Gabbrielli, che aveva effettuato l’autopsia su Santarelli, morto nella clinica di Chieti. Una morte conseguente al trauma riportato nell’aggressione. Una relazione breve e senza bisogno di discussioni particolari.

Poi è stata la volta di Romano Fabbrizzi, il neuropsichiatra incaricato dal giudice. E la sua è stata un’esposizione lunga, di fronte anche alle richieste di chiarimenti avanzata dalle parti. Soprattutto dalla difesa (che si è avvalsa della collaborazione della dottoressa Carla Niccheri Gineprai) che ha contestato le conclusioni sull’asserita capacità di intendere e di volere.

Alle 16,30 la conclusione dell’udienza, che aveva vissuto una breve pausa circa un’ora prima. Il giovane ha parlato brevemente con i suoi avvocati e poi la polizia penitenziaria ha fatto risalire Gorelli sull’auto di servizio ed è ripartita verso Milano.

«Abbiamo chiesto la rinnovazione parziale della perizia sui punti in cui ci troviamo in disaccordo anche al termine dell’esposizione della perizia - dicono Tafi e Giambrone - E comunque aspettiamo di esaminare questo enorme materiale costituito dalla trascrizione dell’udienza per valutare meglio quali punti possono essere approfonditi». Matteo? «Matteo è stanco. Ma ha voluto venire perché ritiene importante esserci, per rispetto delle vittime delle altre parti. È manifesta la sua volontà di non sottrarsi a questa situazione difficile». A Milano? «Non sappiamo nulla. Ci parliamo, per telefono, ma c’è una valutazione in corso e non ne conosciamo i dettagli».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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