Il dolore
Nonno Siro e le storie di una Empoli che fu
EMPOLI. Per tanti bambini e ragazzi è semplicemente “nonno Siro”, e per il diretto interessato si tratta proprio del nome col quale avrebbe voluto esser chiamato appena giunto nelle scuole. Parliamo...
EMPOLI. Per tanti bambini e ragazzi è semplicemente “nonno Siro”, e per il diretto interessato si tratta proprio del nome col quale avrebbe voluto esser chiamato appena giunto nelle scuole. Parliamo di Siro Terreni, protagonista con la sua storia di vita personale, di un venerdì in archivio inconsueto, intimo e toccante. All’archivio storico di Empoli, nonno Siro ha risposto alle domande di Matteo Bensi; ha risposto a ruota libera, narrando tanti fatti, storie di vita vissuta nella Empoli di un tempo, raccontando i lavori che oggi non esistono più, come il magnano, il funaio, e tanti altri. E i giochi di una volta. E storie tristi, come quelle da lui vissute all’indomani dell’8 settembre 1943, quando da militare fu internato come prigioniero di guerra nei campi tedeschi. «Non sono più tornato in Germania; là ho lasciato ricordi tristissimi, ma anche tante storie di amicizia, di solidarietà umana, con i compagni di prigionia italiani e non solo. Talvolta, all’inizio, quando mi recavo nelle scuole per testimoniare ciò che avevo vissuto, c’erano resistenze, dominava il timore, ma sempre mi dicevo: perché non dovremmo raccontare ai ragazzi le cose tristi se queste sono accadute? Come pretendiamo che non accadano più se non portiamo la testimonianza?». E così nonno Siro per oltre vent’anni ha raccontato ai ragazzi. Senza stancarsi. Sempre con il sorriso sulle labbra. Si, perché la cosa stupefacente nell’accostarsi a lui è il constatare che nelle sue parole non c’è mai risentimento, è un uomo che porta sempre un messaggio di riconciliazione, un uomo di pace.
Paolo Santini
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