Il Tirreno

Empoli

Hanno perso la casa per aver denunciato l’affitto al nero

Hanno perso la casa per aver denunciato l’affitto al nero

Si è rivelato un flop il decreto che invitava gli inquilini alla delazione in cambio di un maxi sconto sul canone

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EMPOLI. Nelle intenzioni di chi l’aveva proposto e approvato avrebbe dovuto rappresentare una svolta contro l’evasione legata ai contratti di affitto. Tuttavia, il decreto 23 del 2011 si è finora rivelato un flop anche nel circondario e anzi si è ritorto contro chi ha tentato di uscire dall’illegalità.

Ma andiamo con ordine. Nell'estate dello scorso anno con il citato decreto 23 è stata data la possibilità agli inquilini che abbiano un contratto di affitto completamente o parzialmente in nero di denunciare la situazione al Fisco. Come incentivo alla delazione è stato previsto un forte sconto sul canone che da quel momento non sarebbe più deciso dal proprietario, ma direttamente dallo Stato nella misura del triplo della rendita catastale dell'immobile ogni anno. Significa in moltissimi casi ridurre l'affitto di oltre il 50%, arrivando anche a risparmiare 400 euro su un canone di 600.

E fin qui tutto bene, se non fosse che per dimostrare la frode fiscale del padrone di casa è necessario che l'inquilino si presenti a un ufficio dell'Agenzia delle Entrate con un certificato di residenza e con le ricevute di pagamento del canone di affitto. La domanda è d'obbligo: chi, sapendo di evadere le tasse completamente, produce una ricevuta di pagamento? Questa evidente contraddizione ha tenuto fuori dall'opportunità di emersione la maggior parte dei contratti irregolari. E ha spento l'entusiasmo scoppiato appena 12 mesi prima con l'approvazione del provvedimento che nell'Empolese Valdelsa avrebbe dovuto colpire migliaia di furbetti. Le stime che furono fatte, infatti, parlavano di circa il 20% dei contratti a nero su un totale di oltre ventimila locazioni.

«Il decreto va nella giusta direzione - spiega Franco Belli, segretario di zona del Sunia, il sindacato degli inquilini - ma non tiene conto del problema legato a come dimostrare la frode. In questo modo, l'inquilino rimane sempre la parte più debole e non può agire. Sul nostro territorio i casi di denuncia sono stati pochissimi e hanno prodotto esiti molto negativi».

Il tentativo di emersione dal nero non ha portato a uno sconto sul canone ma alla perdita dell'abitazione. «Nei casi che abbiamo seguito - prosegue - i proprietari erano evasori parziali: dichiaravano solo una parte dell'affitto riscosso e rilasciavano la ricevuta solo dell'importo dichiarato. Il problema è che questi avevano fatto firmare due contratti all’inquilino: in uno c’era la cifra falsa, ad esempio 300 euro, nell'altro quella vera, mettiamo 500. Quando gli inquilini hanno annunciato che volevano denunciare la situazione, il proprietario ha depositato il contratto con la cifra vera (500) e ha fatto citare i primi per morosità dal momento che sulle ricevute c'era scritta una cifra più bassa (300)».

Marco Pagli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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