Toscana
Gli rubano e poi picchiano suo zio «Ora basta, mi difenderò da solo»
Proprietario di una sala giochi esasperato dopo l’ultimo furto subito in casa a Galleno «Ladri e rapinatori mi hanno preso di mira da tre anni per la mia attività ma nessuno interviene»
FUCECCHIO. «Ora basta, mi costringono a difendermi da solo». Michele Cangemi, 38 anni, è ancora scosso da quello che ha visto mercoledì sera, verso le 22. Suo zio è stato picchiato con un piede di porco da uno dei tre ladri che erano entrati nella sua abitazione (di Michele ndr) a Galleno, in via della Colonna, vicino a via Senese Romana. Prima il ladro gli ha tirato un calcio all’addome e poi un colpo sul viso con la barra di ferro che aveva in mano e che gli era servita per entrare nell’appartamento.
Il giorno dopo in via della Colonna si respira un’aria pesante e tesa. Lo zio, Antonio Cercelli, 62 anni, ha la bocca ricucita e gonfia. La prognosi è di otto giorni ma i medici dovranno valutare in seguito le conseguenze per i denti. Suo nipote Michele non ha preso né botte, né calci. Ha comunque delle ferite profonde, i ladri non gli hanno minato il fisiche ma la tranquillità. «Negli ultimi tre anni mi sono entrati tre volte in casa - racconta Cangemi originario di Fucecchio- e a lavoro ho subito una rapina a mano armata e mi hanno minacciato più volte. Anche ieri sera (l’altra sera ndr) i ladri erano convinti che avessi i soldi dell’incasso della sala giochi». È proprio la sua attività forse il motivo di tante visite da parte di delinquenti con pochi scrupoli. Michele Cangemi infatti è proprietario del Royal casinò, in via Battisti a Fucecchio.
L’altra sera alle dieci Cangemi era a cena dallo zio, Antonio Cercelli che, appunto, abita proprio accanto a lui. Una serata in famiglia rotta purtroppo sul più bello.«Eravamo a mangiare quando abbiamo sentito suonare l’allarme - racconta Cangemi - e siamo usciti. Alla mia porta d’ingresso abbiamo visto un ladro mentre gli altri due erano dentro l’appartamento, in camera. Li abbiamo detto di andarsene, che non c’era niente di valore. Ma loro insistevano e continuavano a dirmi “Dacci i soldi, dacci i soldi, lo sappiamo che ce li hai” riferendosi a quelli della sala giochi che però io non porto mai a casa». «Non se ne volevano andare nonostante l’allarme continuasse a suonare - va avanti Cangemi - e poi hanno cominciato a minacciarci. Uno di loro con il piede di porco si è avvicinato a me e mio zio, temendo che mi volesse picchiare , si è messo davanti a me. A quel punto il ladro gli ha dato prima una pedata e poi un colpo nel viso con la sbarra che aveva in mano. Mio zio ha cominciato a sanguinare dalla bocca e io allora l’ho preso per un braccio e l’ho tirato indietro». I tre, a questo punto, sono scappati con alcuni oggetti d’oro e orologi di Cangemi e della sua fidanzata. Subito dopo sono arrivati i carabinieri e sono iniziate le ricerche dei tre, abbastanza giovani e di origine straniera.
«Purtroppo - continua Cangemi - mi tengono sotto controllo per la mia attività. E io mi chiedo come posso andare avanti? Chi mi difende? È vero , i carabinieri sono arrivati subito. Ma poi anche se avessero preso i ladri che cosa sarebbe successo nei giorni seguenti? Quanto tempo sarebbero stati in carcere?» «Io invece devo avere paura a stare in casa mia o nella mia sala giochi - va avanti - devo prendere una pistola per esserlo? E come si fa a prendere un’arma e tenerla in casa?» Cangemi prosegue amareggiato: «Io vivo accanto a mio fratello che ha un bambino di un mese e a mia cugina che, anche lei, ha dei figli. Questo per dire che diventa difficile la soluzione “giustizia fai da te”».
Ma nello stesso tempo sottolinea una condizione di grande difficoltà e insicurezza. «Mi sento abbandonato - dice l’imprenditore - chi ci protegge da questa gente? Perché dobbiamo avere paura a stare in casa? Ci vuole un intervento delle istituzioni che non è più assolutamente rimandabile. Anche perché le persone oneste ci sono ancora e sono proprio queste che hanno bisogno di essere aiutate».
Lucia Aterini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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