Il lutto
No al trasferimento di suor Emilia un paese si mobilita
Da Gambassi parte la richiesta al vescovo per non perdere la religiosa che lavora nella parrocchia con i giovani
GAMBASSI. La suora non si tocca. Una comunità intera si stringe intorno a suor Emilia che dalla parrocchia di Gambassi, dove lavora con i ragazzi, è stata trasferita al Sud. Decine di famiglie si sono mobilitate per bloccare questo trasferimento e hanno scritto al vescovo, monsignor Alberto Silvani, e alla reverenda madre provinciale dell’ordine della religiosa, le Suore della carità.
Le famiglie hanno costituito anche un coordinamento “Per suor Emilia”. «Per tuttto l'anno - spiegano nella lettera inviata - si occupa dei nostri figli con numerose iniziativa; non ultima il Cregrest estivo, che quest'anno ha visto la partecipazione di ben ottantaquattro ragazzi dai sei anni ai quindici. Adesso la suora se ne deve andare , e con lei tutto ciò che riguarda i nostri ragazzi , che non avranno piu' un luogo di aggregazione e un punto di riferimento sano».«Vorremmo urlare il nostro sconcerto, la nostra amarezza, la delusione dei nostri ragazzi quando hanno saputo la notizia - vanno avanti - con il trasferimento di suor Emilia , anche l'ambiente catechistico ne risentirebbe in maniera negativa; molti sono i genitori che stanno chiedendo di essere inseriti in altre parrocchie, nel caso che suor Emilia venga trasferita».
L'arrivo di suor Emilia, per la comunità di fedeli, è stato un grande evento. «Piano piano abbiamo iniziato a conoscerla, ad amarla; forse qualcuno anche a criticarla - vanno avanti - ciò è normale quando si ha a che fare con una persona con grande carisma , e quest'ultima ha a che fare, con l'intero paese. Ha coinvolto i ragazzi e le loro famiglie, ha trasformato un fatiscente garage in una stanza accogliente e confortevole, dedicata ai ragazzi ,per iniziare le attività di oratorio durante il lungo inverno e il Cregest per l'estate. Durante tale esperienza ,tutto il paese è stato coinvolto: il ristorante portava il pranzo, il panificio la merenda, le nonne facevano la colazione; le mamme libere dal lavoro offrivano il loro tempo, tutti, in maniera diversa, offrivano un contributo. I ragazzi hanno conosciuto una realtà nuova, stimolante e ne sono rimasti entusiasti».
«Non possiamo pensare che i progetti per l'inverno prossimo non abbiano seguito - concludono le famiglie - perché improvvisamente e immotivatamente tutto deve finire? ».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
