La manifestazione
ECCO PERCHÉ LIBERALIZZARE L’ACQUA
di MARIO LUPI* L. a Corte costituzionale, in questi giorni, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 4 della Finanziaria bis del 2011 che disponeva la possibilità della privatizzazione...
di MARIO LUPI*
L. a Corte costituzionale, in questi giorni, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 4 della Finanziaria bis del 2011 che disponeva la possibilità della privatizzazione (meglio, liberalizzazione) dei servizi pubblici da parte degli enti locali tra cui i servizi idrici. L'esito non poteva essere altrimenti poiché la richiesta viola l'art. 75 della Costituzione che vieta il ripristino di una normativa abrogata con il referendum popolare del giugno 2011.
La cosa non mi ha sorpreso, ma preoccupato sì: non solo perché sono sempre stato a favore della liberalizzazione, ma anche perché intravedo in questo, una manovra che è in antitesi allo sviluppo e alla crescita delle quali invece il nostro Paese, nella situazione attuale, avrebbe bisogno come il pane.
Voglio ritornare sull'argomento non solo per ricordare che al referendum votammo contro l'abrogazione della legge Ronchi- Fitto, ma anche per fare alcune considerazioni propositive, anche alla luce della sentenza della Corte Costituzionale.
Coloro che erano contrari alla privatizzazione hanno basato la loro azione su un falso ,che si è perpetuato: hanno affermato che noi volevamo dare l’acqua ai privati. Ripeto, niente di più falso.
Al contrario abbiamo sempre detto che l'Acqua, servizio a rilevanza economica, è e rimane un bene pubblico, un bene comune; essa non può essere privatizzata; ma affermiamo che è la sua Gestione che può essere affidata a privati. Privati individuati con procedura ad evidenza pubblica,con una partecipazione alla gestione non inferiore al 40%. Oppure società miste pubbliche e private (con capitale privato non superiore al 40%.
Peraltro tutti sanno che le mani dei privati sull'acqua ci sono già da tempo, se si considera il ruolo delle grandi aziende (A2A, Iride, Enia, Hera, Acquedotto Pugliese, Acea, Acea-Gas,tutte quotate in borsa). Le infrastrutture della rete idrica (acquedotti, rete fognaria, impianti di depurazione) sono in condizioni fatiscenti e per ogni 100 litri di acqua, circa 40 vanno dispersi (nell'acquedotto pugliese fino a 50 litri). Le famiglie italiane spendono circa 6 miliardi di euro in bollette pagando il consumo di 100 litri pur usufruendone solo di 40 (per la dispersione suddetta).
Con queste premesse diciamo che è nostra convinzione che per rimettere a posto la rete idrica si deve investire molto: i Comuni e gli altri enti locali non hanno le risorse per farlo ed allora l'unico modo per trovarli è liberalizzare il settore. Nonostante i miliardi ricavati dalle bollette pagate dai cittadini, grazie all'esito del referendum e anche a questa sentenza della Corte, nessun privato avrà voglia di investire;si arriverà così ad un triplo risultato: le strutture saranno sempre più obsolete; la dispersione sarà sempre maggiore; i cittadini pagheranno sempre di più con un servizio sempre più scadente.
* consigliere Pdl Fucecchio
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