Attenzione
Sessanta case popolari in edifici pubblici dismessi
Gli alloggi saranno ricavati in ex scuole e macelli di proprietà dei Comuni Saranno pronti in 2-3 anni grazie a un finanziamento di 5 milioni della Regione
EMPOLI. Gli edifici pubblici inutilizzati saranno trasformati in case popolari: saranno una sessantina gli alloggi realizzati con la regia di Publicasa, società che gestisce le politiche abitative nell’Empolese Valdelsa, entro la fine del 2014. Il piano – che ha ricevuto un primo ok dai Comuni dell’Empolese Valdelsa – è in via di definizione: entro la fine di settembre sarà messo nero su bianco, corredato da tutti i progetti. La Regione ha già pronto un finanziamento di cinque milioni di euro.
Trasformazione. Scuole dismesse, come quelle di Cambiano (nel comune di Castelfiorentino), Lucignano (Montespertoli) e Ponte a Elsa (Empoli, che però sarà probabilmente esclusa perché necessitano di una variante al piano regolatore; ma anche ex Macelli, come quelli di Vinci, fino ad aree edificabili (Fucecchio e Certaldo). Tutti beni di proprietà dei Comuni del circondario (vedi box a destra) che in alcuni casi hanno anche provato a disfarsene attraverso aste pubbliche, spesso però andate deserte, complice anche la crisi economica. E allora ecco l’idea: utilizzare gli edifici per dare una risposta all’emergenza abitativa.
Il punto. Al protocollo d’intesa è stato allegato un elenco di interventi proposti dai Comuni per una superficie complessiva di oltre 4mila metri quadrati per 85-88 alloggi, con una spesa complessiva di 8,5 milioni di euro. In realtà la lista è già in fase di scrematura: «C’è un gruppo tecnico di lavoro – spiega il direttore di Publicasa Lorena Leoncini, che sta seguendo l’operazione insieme al presidente Pietro Bonci – per entrare nel dettaglio dei singoli progetti, capire quali potrebbero essere immediatamente cantierabili sulla base della conformità urbanistica (saranno esclusi gli edifici che necessitano di varianti) e capire i costi effettivi».
Costi e tempi. Il gruppo di tecnici sta lavorando senza sosta, anche per evitare – visti i tempi – che il “tesoretto” che la Regione è pronta a dirottare sul circondario, finisca sotto la scure dei tagli: «Entro la fine del mese di settembre – sottolinea Leoncini – avremo in mano il piano definitivo, in modo tale da procedere alla firma dell’accordo di programma con la Regione Toscana. Da quel momento avremo 7-8 mesi di tempo per l’approvazione dei progetti esecutivi e per appaltare i lavori». Che si dovrebbero concludere tra il 2013 e il 2014, a seconda delle caratteristiche e delle difficoltà dei singoli interventi: «Ogni alloggio – spiega ancora Leoncini – costa circa 100mila euro: una cifra che può variare a seconda delle caratteristiche dell’edificio. Noi, con i cinque milioni finanziati dalla Regione, contiamo di realizzarne da un minimo di cinquanta a una massimo di sessanta».
I destinatari. Pensare alle famiglie che non possono permettersi di pagare l’affitto a prezzi di mercato. Ma non solo: «Dall’analisi dei bisogni – si legge nel protocollo d’intesa firmato da Regione, Comuni e Publicasa – si delinea la necessità di intervenire a favore di un’utenza costituita da persone sole, spesso a seguito di separazioni coniugali o affettive, nuclei familiari mono-genitoriali e giovani coppie, studenti e lavoratori con contratto temporaneo, stranieri: soggetti che si trovano a fronteggiare situazioni di precarietà».
No cementificazioni. D’altra parte la Regione ritiene prioritario zutilizzare il costruito, attraverso il recupero e la riqualificazione dello stesso, anziché consumare il territorio con nuove costruzioni, anche con progetti a carattere sperimentale ed innovativo sia nel social housing che nella bio-edilizia e bio-architettura».
Le caratteristiche. Le case popolari saranno dunque bio e “modulabili”, grazie a tecniche di progettazione impiantistica che consentano la flessibilità degli spazi abitabili, in modo da rispondere alle mutate esigenze sociali, in tempi brevi e con costi modesti. Questo anche grazie al cohousing: una parte degli alloggi saranno corredati da ampi spazi (coperti e scoperti) destinati all’uso comune e alla condivisione (cucine, lavanderie ecc.), con l’obiettivo di promuovere l’emancipazione dei giovani dalla famiglia di origine, ma anche di promuovere la condivisione degli spazi per esempio tra una giovane coppia e un anziano.
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