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I PerchÉ di un declino

Un’industria piegata dal costo dell’energia e da scelte sbagliate

Un’industria piegata dal costo dell’energia e da scelte sbagliate

EMPOLI. Le prime attestazioni dell'attivitá vetraria nella Valdelsa risalgono addirittura al Duecento. In epoca Medicea poi la produzione fiorentina di oggetti pregiati in vetro conobbe un forte...

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EMPOLI. Le prime attestazioni dell'attivitá vetraria nella Valdelsa risalgono addirittura al Duecento. In epoca Medicea poi la produzione fiorentina di oggetti pregiati in vetro conobbe un forte impulso che fu frenato solo dal devastante sacco inflitto ad Empoli dalle truppe spagnole di Carlo V nel 1500. Dopo una frenata di circa due secoli le riforme di Pietro Leopoldo, nella seconda metá del diciottesimo secolo, ridettero il via allo sviluppo delle industrie vetrarie empolesi che iniziarono quella produzione di oggetti destinati all'uso quotidiano che le rese grandi: fiaschi e bottiglie in vetro verde. Nel periodo compreso tra le due guerre mondiali,quello di massima espansione, il settore dava lavoro a circa 4300 operai e a 5mila fiascaie, coloro cioé che ricoprivano di paglia i fiaschi per il vino. Oggi, con la probabile imminente chiusura della coop Vetrerie Empolesi, questo patrimonio di perizia e abilitá acquisito in secoli di storia sembra destinato ad esser custodito solo dai libri.

A restare in piedi sono soltanto quelle cristallerie, come la Csv di Montelupo o la Nuova Cev di Ponte a Elsa, che si occupano di trasformare, abbellire e decorare prodotti pressoché finiti ma sembra che produrre il vetro ex novo non sará piú cosa del circondario. «Le materie prime di per sé avrebbero costi bassi perché si tratta di sabbia – spiega Vittorio Bugli, ex sindaco di Empoli e attuale capogruppo regionale del Pd che ha trascorso ben 14 anni in un'industria vetraria prima di fare della politica il suo mestiere – il problema è che serve una quantitá di energia e manodopera inaudita perché in questo tipo di produzione l'uso delle macchine è limitato. Paesi come Messico, Cina, Romania e Polonia hanno catalizzato tutti gli acquirenti dei paesi europei e americani».

Per Bugli peró la responsabilitá del declino dell'industria vetraria empolese non è da attribuire solo alla “fatalitá” dei costi energetici ma, se non evitata, avrebbe almeno potuto essere ritardata da scelte piú lungimiranti degli imprenditori locali negli anni '60. «Gli empolesi – dice – non seppero passare dalla fase del semiautomatico all'automatico vero e proprio perché non facero gli investimenti necessari. Avevano il vantaggio di essere tra i leader del settore all'epoca ma anziché scegliere di investire nell'automazione, scelsero di specializzarsi nella produzione di articoli da regalo, vasi e oggettistica da vendere a prezzi piú elevati ma a una platea molto piú ristretta. Vennero mastri vetrai da Murano a insegnare come impiegare in senso artistico il vetro verde, colorazione data dalla forte presenza di ferro nella sabbia dell'Arno, ma il nostro vetro non era pregiato come il loro e non si raggiunse mai la loro perizia. Non avevamo il nome di Murano, qui la produzione artistica nacque solo come effetto di un ridimensionamento della produzione industriale». (v.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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