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Via libera al recupero di plastica eterogenea

Via libera al recupero di plastica eterogenea

EMPOLI. Direttiva europea e leggi nazionali privilegiano il recupero della materia rispetto a quello energetico. Per essere certi che, nel contesto italiano, ciò sia vantaggioso anche per quelle...

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EMPOLI. Direttiva europea e leggi nazionali privilegiano il recupero della materia rispetto a quello energetico. Per essere certi che, nel contesto italiano, ciò sia vantaggioso anche per quelle frazioni critiche come le plastiche eterogenee, Revet ha commissionato alla società di consulenza E-cube una comparazione tra i due percorsi industriali a cui può andare incontro la plastica mista (plasmix) proveniente dalle raccolte differenziate: il recupero di energia e il recupero di materia da riciclo meccanico (come Revet ha cominciato a fare dal 2011, grazie a un progetto di ricerca finanziato dalla Regione Toscana).

La Carbon footprint di processo, presentata in anteprima ieri a Festambiente a Rispecia (Grosseto), ha permesso di calcolare e mettere a confronto le emissioni di gas a effetto serra connesse al recupero di materia e al recupero di energia. Il risultato è inequivocabile: considerando anche la fase di combustione le emissioni totali legate allo scenario "Preparazione al recupero energetico" sono otto volte superiori rispetto allo scenario di "Recupero di materia". «Dunque - spiega il presidente di Revet Valerio Caramassi - il riciclaggio delle plastiche eterogenee, oltre ad essere il frutto di un'intensa e specifica ricerca cui hanno concorso, insieme a Revet, la Regione, Pontech e PontLab e che ne ha dimostrato la fattibilità, è preferibile al recupero energetico integrale dal punto di vista delle emissioni climateranti. Dal punto di vista economico, invece, il riciclo delle plastiche miste soffre di barriere burocratiche e di incentivazioni improprie». Per valutare quale delle due filiere presenta i maggiori benefici in termini di emissioni, è necessario considerare infatti anche la fase successiva di processo fino ai prodotti finiti (energia e nuovi oggetti): mentre col recupero di materia si mantiene il contenuto in carbonio fossile nei prodotti, (cioè nei ri-prodotti in Toscana, già commercializzati dai partner Revet), la produzione di energia (termica o elettrica) implica la combustione, che libera l’elevato contenuto in carbonio fossile delle plastiche sotto forma di emissioni atmosferiche. «I risultati di questo studio - sottolinea l’assessore regionale Anna Rita Bramerini - dimostrano che gli investimenti in ricerca previsti nel protocollo Regione-Conai-Corepla-Revet-Pontech ripagano sia in termini economici occupazionali che in termini ambientali». Il plasmix è quella frazione che resta dopo la selezione delle plastiche pregiate (bottiglie, flaconi ecc.): una frazione che è in costante aumento e che rappresenta il 55-60% delle plastiche. Lo scenario "Recupero di materia" corrisponde invece a quello dei progetti approvati da Revet e quindi a ciò che avverrà effettivamente nello stabilimento di Pontedera a partire dall'estate 2013, quando sarà a regime il nuovo impianto che consentirà di gestire internamente tutti i processi industriali per la trasformazione del plasmix che oggi Revet demanda a partner esterni (triturazione, lavaggio ecc.).

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